Cesare Pavese : "La luna e i falò"

scheda del libro "la luna e i falò": autore, trama, analisi dello spazio e dei personaggi, temi del libro e riflessioni personali. (3 pagine formato doc)

Appunto di agmb90
Daniele Biscaglia La luna e i falò VITA DELL'AUTORE: Pavese nasce nel 1908 a S.Stefano Belbo, in provincia di Cuneo.
Qui il padre, Cancelliere del Tribunale di Torino ha un piccolo podere che per tutta l'infanzia sarà per il figlio Cesare il luogo, riveduto poi nel ricordo, delle sue vacanze estive. Si laurea in lettere a Torino, sede dei suoi studi superiori. Nel 1931 muore la madre. Intanto insegna in vari istituti medi statali, ma poichè non è iscritto al partito fascista, deve ripiegare sugli istituti privati. Nel 1933 inizia a lavorare insieme a Carlo Levi, Massimo Mila, Leone Ginzburg ed altri alla Casa editrice Einaudi. Nel 1935 viene arrestato perchè coinvolto in attività antifasciste.
Condannato al confino a Brancaleone Calabro, vi resta fino al Marzo del 1936. Inizia intanto a registrare un diario che sarà pubblicato postumo. Al ritorno dal confino sfiora il suicidio. La donna amata si era sposata alcuni giorni prima. Purtroppo esce con scarso successo la raccolta di poesie, composte e perfezionate al confino, dal titolo "Lavorare stanca". Scrisse molti libri e l'ultimo fu “la luna e i falò”. Il 27 Agosto 1950 viene trovato morto in una camera dell' Hotel Roma di Torino. Si è suicidato. TRAMA: Finita la guerra il protagonista (di cui si dice solo il soprannome di ragazzino Anguilla) torna quarantenne nella sua terra, le Langhe, abbandonata vent'anni prima per cercare fortuna in America. Molte cose sono cambiate, ma i luoghi (Il paese, la collina, le cascine, le vigne, il fiume) sembrano gli stessi e inducono così a tornare con la memoria all'infanzia. Egli era stato allevato con la mesata (il sussidio mensile) che passava l'ospedale di Alba per i trovatelli adottati e sfruttati nei campi dalle famiglie contadine nella cascina di Gaminella. Ora lì abita un'altra famiglia di dannati, quella del Valino, il vecchio mezzadro incattivito dalla fatica e dalla povertà. Anguilla fa amicizia con suo figlio, Cinto, un ragazzino sciancato e solitario; e ritrova Nuto, falegname e "memoria storica" del luogo, con il quale rievoca le storie e i personaggi della comune adolescenza. Ma Nuto ha partecipato alla guerra partigiana, ha vissuto il dramma della guerra civile, l'odio, i processi sommari, le esecuzioni, gli occultamenti dei cadaveri; e non ne parla volentieri. Qui si intrecciano le storie: la giovane figlia del padrone della Mora, la grande cascina dove Anguilla era passato a servizio dopo la morte del padre adottivo, la più bella e affascinante delle tre sorelle che animavano con la loro spensierata vitalità la vita della cascina, aveva collaborato con i repubblicani e i nazisti, infiltrandosi come spia tra i partigiani; scoperta, era stata fucilata e il suo corpo bruciato sulla collina. Ma un altro rogo scoppia: è Valino che, impazzito, stermina la famiglia, dà fuoco alla cascina e quindi s'impicca. Solo Cinto riesce, fortunosamente, a salvarsi e Anguilla lo affida a Nuto prima di ripartire. ANALISI DELLO SPAZIO: Le vicende narra