L'uomo medievale, Le Goff: riassunto

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Riassunto dettagliato del libro "L'uomo medievale", di Jacques Le Goff, sui vari tipi di uomini al tempo del Medioevo (8 pagine formato doc)

L'UOMO MEDIEVALE LE GOFF: RIASSUNTO

L’uomo medievale.

A cura di Jacques Le Goff
Nell’Occidente cristiano del IX-X secolo, si distinguono tre componenti nella società cristiana: ORATORES, BELLATORES, LABORATORES:
•    I monaci la cui funzione è la preghiera;
•    I guerrieri, coloro che combattono;
•    Il mondo del lavoro rappresentato dai contadini.
Nello schema tripartito di questa società, la donna non aveva posto.
Nella documentazione del Medioevo, frutto di una società dominata dagli uomini, la voce della donna si fa sentire di rado e il più delle volte proviene dai ceti più alti.
Molti uomini del medioevo sono analfabeti.  Il grande veicolo della comunicazione è la parola. Questo presuppone che essa sia ben conservata. L’uomo medievale è una persona dotata di una buona memoria.

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L'UOMO NEL MEDIOEVO

ALCUNE OSSESSIONI DELL’UOMO MEDIEVALE
•    PECCATO: L’uomo del Medioevo è ossessionato dal peccato. Questo peccato lo commette abbandonandosi al Diavolo, dichiarandosi vinto di fronte ai forieri del peccato, i vizi. Questi peccati capitali sono stati fissati in un settenario: orgoglio, avarizia, gola, lussuria, ira, invidia e accidia.
•    ALDILÀ: l’uomo vive nel terrore di andare all’inferno;
•    NUMERO: l’uomo medievale è inoltre affascinato dal numero. A esercitare il maggior fascino è il numero simbolico. Tre, il numero della Trinità; quattro, quello degli evangelisti. Sette, il numero dei settenari della religione (sette doni di Dio, sette sacramenti, sette peccati mortali);
I MONACI di Giovanni Miccoli
I monaci avevano l’obbligo di imparare a leggere. Tale obbligo poneva il monastero a un livello d’istruzione non più corrispondente alla condizione comune. Ciò richiedeva che il monastero si dotasse di strumenti (biblioteca, scuola, scriptorium), che lo rendevano un luogo del tutto esclusivo e culturalmente privilegiato.
Il monastero si configura così sempre più come un’isola, all’interno di una società che si preferisce ignorare, se non per la parte e nella misura in cui è necessaria al benessere spirituale e materiale dei monaci: da ciò il consueto obbligo dell’ospitalità e la regolata assistenza concessa ai poveri, da ciò soprattutto i più o meno cospicui possessi per garantire la vita quotidiana e sovvenire alle esigenze dei monaci.
Con Carlomagno e i suoi immediati successori, la fondazione e il possesso di un monastero divennero una prerogativa specificamente regale: nelle grandi abbazie regie o imperiali stuoli di monaci pregano Dio e assicurano alla loro opera la protezione celeste. Lo sforzo di dare una base anche culturale al proprio dominio incrementò ulteriormente le fondazioni monastiche.

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L'IMMAGINARIO MEDIEVALE

Sorgono allora vere e proprie “città sante”, che vedono una fioritura imponente che però sarà presto interrotta. Il monastero non cessa di essere il luogo della penitenza individuale, del rifugio e della protezione dai feroci costumi di una società militare, ma diventa in primo luogo la sede della preghiera collettiva e pubblica di cui gli uomini e la società hanno bisogno per la loro stessa sopravvivenza. Vera e propria cittadella della preghiera, essa adempie così la funzione che è ritenuta fondamentale per l’interesse collettivo: adorare Dio, ottenere i suoi favori e le sue grazie.
La necessità di difendersi dalle intrusioni e dalle ambizioni dei poteri locali provoca un movimento di concentrazione e di collegamento di queste cittadelle. I monasteri lentamente tendono a coalizzarsi intorno ad un unico centro principale.