Struttura degli Inferi virgiliani

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Analisi dettagliata della struttura degli inferi di Virgilio nell'Eneide (3 pagine formato doc)

Enea, dopo aver lasciato Didone a Cartagine, sbarca in Sicilia e qui in sogno gli appare l’ombra del padre Anchise che gli presagisce che prima di arrivare alla foce del Tevere dovrà scendere negli Inferi; per fare ciò però l’eroe troiano si reca dalla Sibilla a Cuma per chiederle di fargli da guida durante la sua discensum ad inferos. Gli Inferi virgiliani hanno una geografia ben precisa e non sono accessibili a tutti, infatti per entrare nel regno di Dite bisogna avere dei prerequisiti fondamentali: si deve essere amati da Giove, si deve avere un valore eccezionale e si deve appartenere ad una stirpe divina, inoltre Enea dovrà trovare in un bosco l’albero su cui cresce il ramo d’oro da portare in dono a Proserpina che, di nuovo, si staccherà solo se si è predestinati dal fato, e dovrà poi sacrificare agli Dei Inferi degli animali dal pelo scuro.
Per quanto riguarda invece la geografia, essa è curata nei minimi particolari: dapprima Enea e la Sibilla si addentrano nel vestibolo dove si trovano i mostri più spaventosi, i simulacri di tutte le paure e di tutte le malattie e un albero su cui nascono i sogni fallaci.
Proseguendo il percorso i due giungono sulla riva dell’Acheronte, “il fiume del dolore”, dove incontrano Caronte, il mostruoso traghettatore delle anime, figlio dell’Erebo e della Notte, rappresentato come una figura misera, sporca e povera per cui sembra che lo stesso autore provi compassione, che si rifiuta di accompagnare i due vivi sull’altra riva del fiume finchè Enea non gli mostra il ramo d’oro colto per la regina dell’Ade, così, superate tutte le anime degli insepolti che si ammassano sulla riva, vengono portati al di là del fiume, nell’Antinferno. Qui regna Minosse, che svolge la funzione di giudice che assegna la sede nell’Antinferno a coloro che hanno subito pene durante la loro vita;