Concezione dell'essere e della verità nella filosofia greca e cristiana: saggio breve

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Saggio breve di filosofia che spiega la concezione dell'essere e della verità nella filosofia greca e cristiana (3 pagine formato doc)

FILOSOFIA GRECA E CRISTIANA

Saggio breve: La concezione dell’essere e della verità nella filosofia greca e cristiana.

L’intera storia del pensiero occidentale ebbe inizio quando, a causa della svalutazione dei miti, i primi filosofi bisognosi di risposte iniziarono a cercare, attraverso la cosmologia, un principio primo detto archè: ci fu, ad esempio, chi ritenne che tutte le cose venissero dall’acqua, chi dall’apeiron, chi dall’aria e chi, come Parmenide, studiò l’Essere come principio primo di tutte le cose.
Egli, con l’affermazione “Dal nulla,nulla” , intese sottolineare (per il principio di non contraddizione) che “il Non Essere non è e non può essere mentre l’Essere è e non può non essere”: identificò così il Nulla con il Non Essere.
Naturalmente il concetto sopra citato può essere colto solo dalla ragione in quanto i sensi presentano l’Essere come molteplicità e divenire e non possono condurre l’uomo alla conoscenza dell’Essere.
Per la ragione, invece, seguendo la via indicata dalla Dea onnisciente della Verità descritta da Parmenide, la molteplicità è apparente: oltre che uno, l’Essere è immutabile, ingenerato, eterno e necessario (“l’Essere non può non essere”).

Il rapporto tra la filosofia greca e la teologia cristiana: riassunto

CRISTIANESIMO E FILOSOFIA I PROBLEMI DI UN INCONTRO

Ma la concezione portata alla luce da Parmenide non è approvata e condivisa da tutti i filosofi, tanto che già con Democrito, primo fisico pluralista che elabora una sintesi tra il divenire eracliteo e l’eleatismo, l’Essere che i parmenidei avevano teorizzato essere Uno e Semplice, si scompose nella molteplicità di un numero infinito di atomi che dell’Essere conservavano soltanto l’indivisibilità.
La concezione ontologica, nel corso dei secoli, si è dunque modificata a seconda del pensiero e della conoscenza dei vari filosofi che hanno trattato e studiato il problema criticandosi molto spesso l’uno con l’altro: c’era infatti chi attribuiva maggior valore ad un principio assoluto e chi alle cose empiriche, basate sull’esperienza.

PLATONISMO E CRISTIANESIMO

Emerge una grande differenza, ad esempio, tra Platone ed Aristotele in quanto per l’uno esistevano di più gli universali (le idee) che gli individui, mentre per l’altro esistevano più gli enti empirici rispetto a quelli astratti: Aristotele affermò infatti che l’Essere si trova nel mondo reale, che ha una sua esistenza al contrario di Platone che sosteneva la presenza dell’Essere solo nel piano ideale, l’iperuranio, e che concepiva il mondo reale come una copia di quello delle idee.
Aristotele, discepolo di Platone, criticò così la teoria delle idee del maestro in quanto osservò che se nell’iperuranio esistesse realmente un’idea per tutti gli aspetti della realtà, quest’ultimo dovrebbe essere stracolmo di idee e concetti causando, con il tempo, una crescita infinita delle idee.
Il pensiero di Platone si può inoltre collocare in opposizione alla scuola eleatica perché, oltre a considerare l’idea di Essere come un’idea fra le tante e attribuirle lo stesso valore delle altre idee contenute nell’iperuranio (a parte l’idea suprema del Bene), aveva assegnato alle idee tratti di Essere parmenideo conciliati con il divenire di Eraclito (mentre per Parmenide l’Essere ha proprietà assolute ed è unico).

FILOSOFIA GRECA E CRISTIANESIMO

In polemica con Parmenide fu anche Aristotele che definì la filosofia prima come “scienza dell’Essere in quanto essere”:
mentre quindi l’eleatismo sosteneva l’univocità e l’unicità dell’Essere (“l’Essere è uno”), Aristotele attribuì al principio fondamentale molteplici significati, anche se quello principale è dato da quello di sostanza.
Essa è infatti la prima dei dieci modi in cui l’Essere si predica alle cose (le categorie), non ha bisogno di altro per sussistere, è Essere in atto, sinolo di materia e forma.
Delle due componenti però la forma è prioritaria, è essenza propria delle cose mentre la materia rappresenta ciò di cui sono fatte le cose.

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