Saggio: temi della trattatistica illuminista di attualità

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La trattatistica illuminista focalizza temi di grande attualità anche ai giorni nostri, sulla base delle vostre letture presentatene alcuni. (1 pagine formato doc)

Il periodo storico denominato “Illuminismo” è caratterizzato da una, potremmo chiamarla, resurrezione della ragione contro il pensiero irrazionale, la superstizione, la religione e quindi la Chiesa vista come portatrice di tali calamità all'essere umano TEMA La trattatistica illuminista focalizza temi di grande attualità anche ai giorni nostri, sulla base delle vostre letture presentatene alcuni.
Il periodo storico denominato “Illuminismo” è caratterizzato da una, potremmo chiamarla, resurrezione della ragione contro il pensiero irrazionale, la superstizione, la religione e quindi la Chiesa vista come portatrice di tali calamità all'essere umano. Una rinnovata fiducia nelle capacità intellettive dell'uomo e la convinzione che le conoscenze in ogni campo vadano divulgate e rese disponibili e comprensibili ad un pubblico il più vasto possibile, spinsero gli intellettuali del tempo ad impegnarsi in questo senso utilizzando i mezzi più diversi.
Nacquero ad esempio, proprio in quel periodo, le prime opere di carattere enciclopedico che ben si prestavano allo scopo. Gli illuministi si preoccuparono di problemi legati allo sviluppo scientifico, alla concezione dello stato, alla religione, al diritto. Tra le tante tematiche da essi affrontate vorrei soffermarmi sul problema della giusta pena da infliggere a coloro che infrangono le regole e le leggi che uno stato si dà, giungendo sino alla considerazione della pena di morte. In “Dei delitti e delle pene” Beccaria, illuminista italiano, espone i propri convincimenti a riguardo. La lettura di qualche passo dell'opera rivela immediatamente l'attualità degli argomenti trattati. Subito si comprendere come il modo di gestire le pene nella società odierna sia ancora intriso di una grande confusione riguardo i diritti fondamentali ed inalienabili dell'uomo. E, inalienabile per eccellenza, è il diritto alla vita. Sembra tuttavia che non tutto il mondo civilizzato, o presunto tale, abbia assunto tale proposizione come un assioma fondamentale dal quale derivare gli altri teoremi sui quali si erige uno stato di diritto. Vi sono infatti ancora molti paesi dove è in vigore la pena di morte o comunque dove le pene inflitte non si circoscrivono alla limitazione della libertà ma si traducono in vere proprie torture fisiche e/o psichiche. Ciò è molto grave qualunque sia la crudezza del delitto compiuto. Come dice Beccaria, «che Diritto è mai quello che prescrive agli uomini di trucidare i propri simili?». L'argomentazione è così ragionevole da apparire persino banale; eppure ancora oggi, addirittura negli stati nei quali la pena di morte è stata bandita o non è mai esistita, accade che l'opinione pubblica o parte di essa, a seguito di delitto particolarmente efferati e sull'onda di una facile emotività sia portata a credere che la pena capitale sia un'auspicabile ed esemplare punizione. Purtroppo, io credo come Beccaria, non vi sia alcuna garanzia che in tal modo si possa ottenere una