Machiavelli: Quanto possa la fortuna nelle cose umane e in che modo occorra resisterle

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Analisi del testo de Il principe di Machiavelli eseguito rispQuanto possa la foondendo alle domande di analisi del testo, in riferimento al libro "Il piacere dei testi 2" pagina 436. (2 pagine formato doc)

Analisi del testo de Il principe di Machiavelli - Comprensione del brano: Il titolo posto a questo XXV capitolo tratto dal Principe di Machiavelli è un perfetto riassunto del suo contenuto.
L’autore infatti si interroga sul potere esercitato dalla fortuna nella realtà umana, o meglio, trae spunto nell’osservazione dei suoi contemporanei per elaborare e spiegare una sua teoria a riguardo. La maggior parte degli uomini ritiene che le cose umane siano indirizzate completamente dalla fortuna e da Dio e che, per questo, essi non possano minimamente immaginare di correggerle a proprio piacimento, optando così per una vita passiva, lasciandosi governare dalla provvidenza.

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A causa dei numerosi avvenimenti piuttosto sconvolgenti accaduti all’epoca, Machiavelli afferma di aver pur provato qualche sintomo di debolezza come i suoi simili, ma che proprio da questi sia uscito con una sua teoria: immancabilmente la fortuna governa circa la metà delle azioni, ma è altrettanto vero che l’altra metà può essere scelta dagli uomini.
A tal proposito predilige la metafora del fiume in piena, utilizzata in seguito per spiegare la situazione della penisola. Infatti, come questo può trasformarsi in una vera calamità naturale dopo forti piogge, dando all’uomo l’arduo compito di anticipare costruendo infrastrutture che diminuiscano o annullino i danni, lo stesso andava svolto dai sovrani italiani per evitare la crisi.

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In seguito Machiavelli riporta una sua osservazione sui principi: mentre questi rimangono sempre e comunque la stessa persona dotata di proprie qualità, il loro operato oggi è favorevole e li gratifica, domani potrà apparire rovinoso e sconvolgente. Trae una conclusione, ovvero, questo accade perché essi non sono capaci di seguire le necessità richieste dalla situazione circostante, non sono perciò capaci di mutare, sono statici. Nessun principe o uomo che cerchi di governare sa essere rispettoso e impetuoso allo stesso tempo. L’autore lo accetta, ma afferma anche che, come nel caso di Giulio II, conviene la seconda qualità perché, dato che la fortuna è irrazionale come una donna da tener sotto, porterà certamente più risultati.