Le popolazioni americane dopo la scoperta del 1492: saggio breve

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Traccia del saggio breve sulla scoperta dell'America: l'incontro degli europei con le popolazioni indigene americane dopo la scoperta dell'America. Con opinioni e riferimenti ai pensieri di Bartolomé de Las Casas, Juan Gines De Sepulveda e Levi Strauss. In più un accenno alla parola "selvaggio" considerando le note positive e negative della parola (2 pagine formato doc)

LE POPOLAZIONI AMERICANE DOPO LA SCOPERTA DEL 1492: SAGGIO BREVE

TIPOLOGIA: saggio breve
AMBITO REDAZIONALE: rivista di informazione generale
FRUITORI: studenti
TITOLO: uno sguardo ai pregiudizi del passato
UN RESOCONTO STORICO - Nel 1492 Colombo approdò nel nuovo continente dopo due mesi di navigazione nell’Oceano, con la convinzione di essere giunto nelle Indie in quanto cercava una via alternativa per arrivare in oriente poiché i turchi occupavano tutto il Mediterraneo.

Fu Amerigo Vespucci, avendo fatto un’esplorazione nell’America meridionale, che capì che quello era un continente fino ad allora sconosciuto.

Scoperta dell'America: cronologia e protagonisti

OPINIONI SULLA SCOPERTA DELL'AMERICA

INCONTRO DIRETTO CON GLI INDIGENI - Si cominciò così a venire a contatto con popoli che avevano tradizioni completamente diverse a quelle degli europei.

Colombo trovò tribù, come quella dei Taino, che vivevano ancora in modo primitivo; proprio per questa arretratezza questi popoli vennero soprannominati “selvaggi”: erano persone pacifiche e gentili che non conoscevano altro che le basilari forme di agricoltura e artigianato. Però oltre ai vari popoli poco civilizzati, verso il centro del continente c’erano altri indigeni che avevano sviluppato un’organizzazione notevole in campo agricolo, sociale e amministrativo. I tre popoli principali con cui i conquistatori come Hernan Cortes e Francisco Pizzarro si trovarono a raffrontarsi furono i Maya, gli Inca e gli Aztechi.
Questi popoli vennero in gran parte sterminati a causa dell’avidità degli spagnoli e dei portoghesi che erano interessati alle fiorenti risorse minerali che c’erano in America. Questa bramosia spinse gli occidentali a sfruttare questi popoli in gran parte indifesi; i quali, in confronto agli spagnoli, non conoscevano in modo adeguato l’arte della guerra e furono perciò facilmente sottomessi. I conquistatori cominciarono così a imporre agli Indios forme di “servizi” chiamati encomienda con i quali quelle genti dovevano lavorare (in miniere o anche in lavori privati) e in cambio gli europei avrebbero portato e insegnato nel continente la religione cristiana.

Tema sulla scoperta dell'America: gli effetti sulla società europea

FONTI STORICHE SULLA SCOPERTA DELL'AMERICA

VARIE OPINIONI: JUAN GINES DE SEPULVEDA - Molte persone sostenevano che gli Indios fossero popolazioni nate per essere sottoposte alla schiavitù, in quanto erano inferiori per natura. Il filosofo Juan Gines De Sepulveda si era fatto un’opinione di questo tipo sugli “omuncoli”, così definiti da lui. Nel 1550 circa pubblicò uno scritto chiamato “Democrates secundus” nel quale sottolineava la profonda differenza di cultura e comportamento che c’era fra gli spagnoli e quelle popolazioni. Ribadiva che gli “omuncoli” erano arretrati, ignoranti, vili e che non potevano far altro che sottostare agli europei i quali, al contrario, erano forti, abili, intelligenti e astuti.... inoltre Cotes “per molti giorni tenne oppressa e terrorizzata, con l’aiuto di un piccolo numero di Spagnoli e di pochi indigeni, un’immensa moltitudine, che dava l’impressione di mancare non soltanto di abilità e prudenza, ma anche di senso comune”. Sepulveda difendeva il tentativo rozzo di convertire gli indigeni al cristianesimo perché si doveva fare in modo che la giusta religione fosse trasmessa a tutti; non c’erano perciò, secondo lui, sistemi migliori della violenza e della costrizione per imporre una certa credenza.

Cause e conseguenze della scoperta dell'America

OPINIONI SULLA SCOPERTA DELL'AMERICA: LAS CASAS

VARIE OPINIONI: BARTOLOMEO DE LAS CASAS
In opposizione alle idee di Sepulveda troviamo, fra i tanti, il domenicano Bartolomeo De Las Casas. Egli era convito che non fosse necessaria la violenza nei confronti di quei popoli; anzi credeva che l’oppressione fosse il metodo più scorretto e ingiusto per convertire le persone. Secondo lui, attraverso un’evangelizzazione non aggressiva, era molto più facile riuscire nell’intento degli europei. Gli fu data, così, la possibilità di predicare a suo modo in un territorio che fu chiamato “la vera paz”, ma gli si opposero numerosi sostenitori di Sepulveda.
Las Casas considerava la parola “selvaggio”, che molti attribuivano in modo dispregiativo agli indigeni, una caratteristica che non voleva offendere quelle genti. Era anzi una qualità, in quanto lui parlava di “selvaggio” come uomo semplice, umile, tranquillo e ignaro di come si combattono le guerre.