Pace non trovo e non ho da far guerra di Petrarca: analisi del testo

Appunto inviato da vitto1996
/5

Analisi del sonetto di Francesco Petrarca che evidenzia il suo dissidio interiore: Pace non trovo e non ho da far guerra (2 pagine formato doc)

PACE NON TROVO E NON HO DA FAR GUERRA: ANALISI

Pace non trovo e non ho da far guerra.

Analisi del testo. Il sonetto centotrentaquattro del Canzoniere petrarchescoPace non trovo e non ho da far guerra” è un’analisi che insiste sul dissidio interiore del poeta mediante una costruzione antitetica dei versi; tale dissidio è causato dalla presenza dell’amore per Laura, che “né mi vuol vivo né mi trae d’impaccio”.
Nella prima quartina, il primo verso presenta un chiasmo (“Pace non trovo/non ho da far guerra”) e l’allitterazione di “non” presenta la condizione di irrequietezza e  inquietudine tipica di Petrarca, che non ha alcun motivo per vivere la conflittualità (non ho da far guerra).
Tutta la prima quartina, come del resto l’intero sonetto, è scandita da coppie di elementi antitetici che sono collegati tra loro dal polisindeto in “e”; questi elementi opposti sono: “pace/guerra”, “temo/spero”, “ardo/son un ghiaccio”, “volo sopra ‘l cielo/giaccio in terra”, “nulla stringo/tutto il mondo abbraccio”; le congiunzioni creano quindi delle coppie di opposti, che sono una costante della poesia petrarchesca e hanno lo scopo di evidenziare la sua oscillazione e scandagliare il suo animo per comprendere fino ai dettagli la sua sofferenza interiore.

O cameretta che già fosti un porto di Petrarca: analisi e commento

PACE NON TROVO E NON HO DA FAR GUERRA VERSI

Inoltre, nei versi 2-3 le antitesi sono immagini naturali, invece nel verso 4 si ha una visione cosmopolita.
Questa scansione di elementi opposti sottolinea l’oscillazione di un animo in cerca di punti fermi che non riesce a trovare; l’io lirico, quindi, fa in questa prima strofa una presentazione generale dell’inquietudine dell’animo di Petrarca, senza però spiegarne le cause.
E’ invece nella seconda quartina che l’io lirico esplicita la causa delle sue sofferenze: l’amore per Laura, visto come una forza negativa alla quale è impossibile sottrarsi, rende prigioniero l’io lirico, ma non lo considera (“non mi uccide e non mi vuole libero”).
In questa strofa vi sono due aree semantiche contrapposte, che sottolineano due estremi di oscillazione, la prigionia (pregion, serra, per suo mi riten, laccio, ancide, impaccio) e la libertà (apre, scioglie, sferra); è presente anche una terza area semantica, quella della negazione (non, né, né, né, non, non, né, né) che sottolinea l’impossibilità di Petrarca a trovare un punto fermo, pertanto l’animo del poeta è costretto a oscillare da un estremo a un altro senza trovare un centro di equilibrio.

PACE NON TROVO E NON HO DA FAR GUERRA: COMMENTO

Il concetto di amore come alla base della sofferenza, espresso in questa strofa, viene ripreso e portato alle estreme conseguenze nella prima terzina; in questo caso, la passione ha accecato l’io lirico, ma gli permette ancora di “vedere”, cioè di accorgersi del suo errore, e la sofferenza lo fa gridare di dolore, facendogli desiderare la morte, dato che non è in grado di sottrarsi a questa forza incessante che lo attira verso il basso, allontanandolo dalla via del bene. Proprio per questa sua incapacità di opporsi, l’io lirico odia se stesso, ma non può fare a meno di amare l’Amore in sé; è quindi come diviso in due, e la sua sofferenza è accentuata ancora dall’oscillazione fra questi due estremi.

.