Una storia semplice: analisi narratologica e tematiche

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Una storia semplice di Leonardo Sciascia: analisi narratologica, messaggio dell'autore, tematiche e commento (2 pagine formato doc)

UNA STORIA SEMPLICE: ANALISI NARRATOLOGICA

Relazione “Una storia semplice”. Ancora prima di iniziare la lettura del racconto, la frase di Durrenmatt (“Ancora una volta voglio scandagliare scrupolosamente le possibilità che forse ancora restano alla giustizia”), lascia intuire al lettore che la storia proposta, lungi dall’essere semplice nonostante la brevità del libro, implica così tante vie d’uscita che le possibilità rimaste alla giustizia sono talmente poche da dover essere addirittura “scandagliate”.

Quell’ “ancora una volta”, per altro, rimanda ad una condizione in cui questa storia, come tante altre apparentemente semplici, sono spesso accomunate dall’“ingiustizia di una giustizia” che non è all’altezza del suo compito.

Una storia semplice: analisi narratologica

UNA STORIA SEMPLICE SCIASCIA TEMATICHE

A ribadire questa inferiorità istituzionale, Sciascia nel corso del libro descrive il commissariato di polizia come un ufficio illuminato la sera solo per dare l’impressione ai cittadini di vigilare sul paese, i funzionari troppo presi da distrazioni private dovute non soltanto alla festa del paese, i poliziotti come ex contadini ignoranti casualmente prestati alle istituzioni.


Il racconto è centrato sull’omicidio dell’ex diplomatico Giorgio Roccella tornato improvvisamente in Sicilia dopo tanti anni, il quale, poco prima di essere assassinato, telefona in commissariato e con aria di mistero comunica di avere trovato una “cosa”. La telefonata viene presa sottogamba, quasi come uno scherzo, ma, in seguito, sarà utile a fornire indizi illuminanti sul caso. Il brigadiere comunque, incuriosito dalla telefonata e sollecitato ma non troppo dal commissario, alla fine si reca presso il luogo indicato e, dal sopralluogo, intuisce immediatamente come il caso sia pieno di punti oscuri. Ma il questore, sopraggiunto in seguito, rifiuta meccanicamente tutte le supposizioni che non rinviino ad un più semplice e sbrigativo caso di suicidio.

Una storia semplice di Leonardo Sciascia: riassunto e analisi

COMMENTO A UNA STORIA SEMPLICE DI SCIASCIA

La storia, apparentemente semplice, si complica. Anzi, forse è al contrario: la complessità delle indagini viene ridotta al ragionamento semplice del suicidio. Pertanto vengono istintivamente rifiutati tutti quegli indizi che dovrebbero ricondurre all’assassino.
Solamente il brigadiere, con l’aiuto di un anziano e saggio professore di Lettere, nel quale lo stesso Sciascia si identifica, continua un ragionamento “aritmetico” e lineare, che lo porta, alla fine, a convincersi della colpevolezza del proprio commissario e del fatto che quest’ultimo lo voglia assassinare. In effetti, poi, lo stesso brigadiere sarà costretto ad uccidere il proprio superiore per legittima difesa. E qui le istituzioni fanno quadrato: certi che la notizia di un commissario di Polizia coinvolto in un losco traffico di droga e dipinti, che lo porterà persino ad uccidere, non avrebbe certamente lasciato indifferente l’opinione pubblica, il magistrato ed il questore, simboli di una giustizia che non funziona, lasciano cadere la faccenda, archiviando, così, l’omicidio del Roccella come un suicidio e la morte del commissario come un semplice incidente dovuto alla pulizia di una pistola da parte di un brigadiere un po’ troppo sbadato. Per il commissario vengono organizzati funerali tanto solenni e fastosi quanto ingiusti.