Giustizia nei Promessi sposi: tema

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Giustizia nei Promessi sposi di Alessandro Manzoni: spiegazione della visione che ha l'autore sulla giustizia nella società del '600, con citazioni e analisi dei passi e gli episodi più significativi. Tema sulla giustizia nei Promessi sposi (2 pagine formato doc)

GIUSTIZIA NEI PROMESSI SPOSI: TEMA

Ripercorri i primi tre capitoli dei Promessi Sposi concentrando la tua attenzione sul tema della giustizia.

Spiega quale visione ha l’autore della giustizia nel Seicento e cita e analizza i passi e gli episodi che ritieni più significativi. Sin dalle prime pagine de “I promessi sposi” il Manzoni ci presenta una società ingiusta e violenta che risolve i problemi e le questioni sociali con la forza dei potenti.
L’autore ci descrive la dura situazione delle regioni sottomesse alla dominazione dei soldati spagnoli e le prevaricazioni che questi compiono nei confronti della popolazione.

La prepotenza nei Promessi sposi: tema

GIUSTIZIA UMANA E GIUSTIZIA DIVINA PROMESSI SPOSI

L’episodio fra Don Abbondo e i bravi dà spazio all’autore per una digressione sul clima di violenza che caratterizza in quel tempo il Ducato di Milano: i deboli sono costretti a subire i soprusi dei potenti e non sono tutelati dalla giustizia, che si limita a emanare gride su gride senza alcun effetto positivo.
Infatti l’autore, proprio in questa occasione, cita diverse gride che però servono solo a rendere le leggi più ampollose e non fanno altro che favorire le classi privilegiate.
Signori e signorotti locali, avendo un’elevata influenza sulle istituzioni giudiziarie e protetti da piccoli eserciti personali di bravi, eludono le gride e fanno valere il proprio potere sulla popolazione.

Giustizia nei Promessi sposi: tema svolto

SOCIETA' DEL 600 PROMESSI SPOSI

Il clima di ingiustizia e di violenza è rappresentato dall’ancora forte potere feudale, personificato nella figura di Don Rodrigo, e dalla totale inefficacia della giustizia spagnola, la cui organizzazione burocratica, lenta e macchinosa, non riesce a garantire ai cittadini la dovuta protezione. Così l’unica “giustizia” rispettata è quella di Don Rodrigo, e di quelli che,come lui, si servono della violenza come strumento di dominio.

Anche gli intellettuali, e taluni uomini di chiesa sono condizionati ad accettare le logiche di sfruttamento: Don Abbondio e Azzecca-garbugli, uomini comuni, ma non certo indotti, diventano le vittime e insieme gli strumenti di trasferimento dell’oppressione, ed è a questo proposito che il Manzoni scrive la sua massima: “I provocatori, i sovverchiatori, tutti coloro che, in qualunque modo, fanno torto altrui, sono rei, non solo del male che commettono, ma del pervertimento ancora a cui portano gli animi degli offesi”.

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