Canto III Inferno di Dante: riassunto e commento

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Tema sul concetto di Dio e della vita secondo Dante nel 3 Canto dell'Inferno. Riassunto e commento del canto 3 dell'Inferno della Divina commedia (2 pagine formato pdf)

CANTO III INFERNO DI DANTE

Il concetto di Dio e della vita in Dante.
Inferno Canto III. La prima definizione, delle tante possibili, che Dante da di Dio è questa: bel de l'intelletto. Dio è cioè il bene cui si volge l'intelligenza umana. Benchè il peccato venga naturalmente prodotto da un errore della volontà che sceglie un bene minore al posto del maggiore, esso è preparato dall'oscurità della mente, dalla difficoltà del vedere-capire, dal sonno che produce l'allontanarsi dell'uomo dalla retta via.
Non a caso l'inferno è il regno dell'ombra, come il Paradiso lo è della luce trionfante.
Pene, fuoco, ghiaccio, urla nel primo caso; gioia, musica e canti nel secondo, sono si presenti ma sottoposti, rispettivamente, ai caratteri dominanti dell'ombra e della luce. Occorre l'aiuto della ragione umana che sappia esercitarsi in ogni campo senza però presumere troppo di sé e mantenendosi capace di umiltà dinanzi al mistero di Dio; e occorre poi l'aiuto della Grazia divina che è Beatrice, cui l'uomo risponde con la fede.
 
 

CANTO 3 INFERNO RIASSUNTO

Come si vede, Dante non concepisce umanità e divinità in termini opposti, come se Dio dovesse celebrare il proprio trionfo sull'annullamento dell'uomo.
L'uomo è sempre creatura di Dio, la sua mente, la sua ragione, la sua operosità sulla Terra sono una scintilla della mente ,m della ragione , dell'agire di Dio.
Perciò, elevandosi a Dio, l'uomo realizza perfettamente anche la propria umanità, cosi come, dannandosi, perde anche se stesso.
La vita per Dante è azione, responsabilità e rischio di scelta, battaglia.
Ciò è per tanto importante per il nostro poeta che, anche nei dannati del più
basso Inferno, porrà sempre qualcosa della loro perduta umanità, se non altro come parola, retaggio forse del primitivo fiat della creazione.

 

Canto 3 Inferno: parafrasi

CANTO 3 INFERNO COMMENTO

Un'eco della parola divina resta dunque anche nei dannati più lontani da Dio che, benchè perduti per sempre, per sempre restano creature.
Muto è solo Lucifero, il cui agire meccanico e regolare sembra in realtà un non agire.
Se la vita è azione, il più fiero disprezzo cade su coloro che non hanno speso il dono della vita, mantenendosi, per esitazione, per calcolo, per paura, neutrali tra il Bene e il MALE, in una posizione di tenace non scelta. Su costoro Dante fa scendere non solo la condanna del cielo, ma anche quella dell'inferno.