Confronto tra Dante e Boccaccio e tra la Divina Commedia e Decameron

Appunto inviato da emmanuelmorrone
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le differenze tra Dante e Boccaccio, soprattutto, la loro concezione dell'amore, approfondimento sul V canto della Divina Commedia e sul personaggio boccacciano di Ghismunda. Confronto tra Dante e Boccaccio e delle sue opere principali, Divina Commedia e Decameron (4 pagine formato doc)

CONFRONTO TRA DANTE E BOCCACCIO E TRA LA DIVINA COMMEDIA E DECAMERON

Dante e Boccaccio a confronto.

Dante e Boccaccio, due grandi poeti, due realtà a confronto.
E il ruolo di mezzano, tra i due, è ricoperto dall’altra grande “corona fiorentina”,  Francesco Petrarca.
Quest’ultimo, però, appartiene ad un’altra realtà, una realtà astratta, quasi irreale: egli si chiude nel suo bozzolo, devastato da quella dualità d’intenti che sempre alberga nel suo cuore cianotico.
Condannato dalla sua figura di passaggio tra mentalità quasi opposte, avverte tutto il dramma insito nella sua epoca: non è né carne ne pesce, né Narciso né Boccadoro, né santo né dissoluto peccatore.  Affluente in tumulto che collega quei due fiumi in piena quali sono Dante e Boccaccio.
Dante e Boccaccio, figure diverse,  storie diverse,  collegate tuttavia da una strana simmetria per volere del destino:  il primo, intellettuale comunale presso Firenze, dopo l’esilio sarà costretto ad assumere, per sopravvivere, l’odiato ruolo di intellettuale cortigiano, il secondo, intellettuale cortigiano, “esiliato” da Napoli vestirà proprio a Firenze i panni dell’intellettuale comunale.

Differenze tra Dante e Boccaccio


DIFFERENZA TRA COMMEDIA DIVINA E COMMEDIA UMANA

I due hanno un’ottica del reale completamente diversa: quella di Dante è assolutamente religiosa, mentre quella del Boccaccio è laica, una visione che certo non esclude la presenza di Dio nel mondo, ma che ritaglia una sfera autonoma e terrena dell’agire umano.
Divina Commedia e Decameron. Commedia divina e Commedia umana.
Esse sono  strettamente collegate: basti pensare che il Boccaccio, riprendendo il V canto dell’Inferno dantesco, soprannomina il suo Decameron “Galeotto”, a mo’ di tributo per quel grande poeta che tanto devotamente ammira.
E, a modo loro, entrambe le opere sono state scritte per le donne: Dante scrive perché soccorso dalla beata Beatrice; il Boccaccio, invece, «in soccorso e rifugio di quelle che amano».    
Ma andiamo adesso ad analizzare, tramite parallelismi, i punti salienti di queste due opere colossali.

Concezione della donna in Dante e Boccaccio: tema svolto


CONFRONTO TRA DIVINA COMMEDIA E DECAMERON

Nella Commedia il principio motore dell’universo è rappresentato dalla provvidenza, la suprema volontà del Signore. Nelle opere boccacciane, invece, traspare tutt’altro ideale: in esse, in linea col nuovo mondo di scambi e commerci governato dall’imprevedibile, “consimel loco” del Boccaccio, il ruolo di propulsore del creato s’esaurisce nell’inopinabile forza della Fortuna.  
L’idea di Fortuna era già presente nella coscienza medievale, ma essa era ritenuta una forza subordinata al superiore disegno della provvidenza. Dante, infatti, nel canto VII dell’Inferno, espone la sua concezione di Fortuna, che è quella di una gerarchia angelica operante nelle vicende umane. E a questa gerarchia, come lo stesso Dante dice, “vostro saver non ha contasto”, ovvero non ci si può opporre.  
Antitetica, in proposito, è l’opinione del Boccaccio: la Fortuna è contrastabile (come vediamo, ad esempio, nella novella di Andreuccio da Perugia) tramite l’intelligenza umana, l’Industria.
E questo sommo ideale di Industria che anima la poetica del Boccaccio s’evince facilmente nel Decameron, oltre che dalle novelle, da due elementi fondamentali:
 Il primo è il periodo autoriale, gerarchicamente costruito, che  va a dare un ordine rigoroso, perfetto, agli elementi della sintassi, ed è il riflesso della fiducia boccacciana nella possibilità di dominare intellettualmente la molteplicità brulicante del mondo.


Confronto tra Dante e Boccaccio