Confronto Dante/Machiavelli

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Dante (nel XIV secolo ) e Niccolò Macchievelli (nel XVI secolo) scrissero due trattati politici molto importanti rispettivamente “Il Principe “ e “De Monarchia” (il primo in latino, il secondo in volgare).

Entrambi parlano del tema della monarchia universale facendo una critica nei confronti della società del tempo.
Nel 1300, età in cui Dante scrisse la sua opera, l’Italia era soggetta a un forte particolarismo municipale e aveva assistito ad un logoramento delle due massime istituzioni, l’Impero e la Chiesa: il primo aveva perso completamente il suo dominio sull’Italia, la seconda si era sempre più mondanizzata e corrotta.
Anche nel 1600, la situazione è pressoché simile. Da una parte c’è la crisi degli stati regionali italiano dovuti alla frammentazione politica e l’utilizzo di truppe mercenarie, dall’altra parte un rafforzamento degli stati europei grazie all’unità politica e la centralizzazione dei poteri quindi c’è il rischio da parte dell’Italia di subire l’egemonia delle potenze straniere.
Dante e Macchiavelli hanno una visione pessimistica dell’uomo cioè è di per sé incline al male ed essendo lo scopo principale dell’umanità quello di conservare la libertà e la pace pensano che sia necessario un esponente (imperatore o principe) che acquisti il potere per costituire uno Stato forte e che garantisca il Bene Comune.
Mentre Macchiavelli ha una visione più laica del potere e pragmatica dicendo che la polita non deve essere affidata alle istituzioni ma a  Principe deve possedere una virtù politica che non deve necessariamente coincidere con quella morale quindi non deve affatto proporsi di essere giusto, può avere comportanti crudeli e immorali: il suo unico compito infatti è quello di perseguire il bene dello Stato.

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