Al cor gentil rempaira sempre amore: parafrasi e confronto con Meravigliosamente di Giacomo da Lentini

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Al cor gentil rempaira sempre amore di Guido Guinizzelli: parafrasi, significato e confronto con la canzonetta "Meravigliosamente" di Giacomo da Lentini (2 pagine formato doc)

AL COR GENTIL REMPAIRA SEMPRE AMORE: PARAFRASI E CONFRONTO CON MERAVIGLIOSAMENTE DI GIACOMO DA LENTINI

Al cor gentil rempaira sermpre amore di Guido Guinizzelli.

La canzone “Al cor gentil rempaira sempre amore” può considerarsi il manifesto dello Stil novo, la nuova politica che si afferma a Firenze tra il 1280 e il 1310, ma che trova nel bolognese Giudo Guinizzelli il suo precursore. In effetti, compaiono in questa canzone i temi caratteristici dello Stilnovismo, ovvero: la corrispondenza tra disposizione dell’amore e cuore nobile; l’affermazione di un nuovo concetto di nobiltà, coincidente con la nobiltà d’animo e non con la nobiltà di sangue; la caratterizzazione angelica della donna.
In realtà, si tratta di temi già presenti nella cultura cortese (ricordiamo ad esempio Andrea Cappellano, il quale affermava che solo la prodezza dei costumi può rendere nobili gli uomini); ma nuovo è il taglio dottrinale introdotto da Guinizzelli, impegnato a sostenere la propria tesi con argomenti filosofici e “scientifici”.

Al cor gentil rempaira sempre amore: analisi e figure retoriche

MERAVIGLIOSAMENTE DI GIACOMO DA LENTINI

La canzonetta “Meravigliosamente” di Jacopo da Lentini, invece, svolge in modo originale alcuni dei più diffusi tòpoi della lirica trobadorica: l’amore “celato”, tenuto nascosto, la figura della madonna “dipinta” nel cuore, i “malparlieri”, che con i loro pettegolezzi ostacolano l’amante, i “segnali” che svelano all’esterno i suoi sentimenti.

La poesia tratta dell’amante timido, che non riesce a dichiarare il proprio amore, ma che comunque lo manifesta esternamente in modo indiretto. L’idea centrale del testo è, però, la dialettica tra la visione “oggettiva” di madonna, cioè l’occasione concreta in cui il poeta la vede, e quella interiore, “soggettiva”, quella per cui il poeta continua a “dipingere” dentro di sé, alla stregua di un pittore, l’immagine della donna. La canzone guinizzelliana è rappresentativa della nuova poetica stilnovistica non solo sul piano tematico ma anche su quello stilistico, che sa trarre dall’endecasillabo, unito al settenario, una particolare eccellenza e nobiltà.
Guinizzelli ricorre ad una serie di procedimenti stilistici volti a creare un linguaggio che sia al tempo stesso elevato e musicale. In particolare sono evitati suoni aspri, il lessico è elevato, viene adottato un registro alto e letterario, la sintassi è scorrevole, ci sono poche anastrofi, anche se talvolta il discorso risulta particolarmente articolato; il ritmo è fluido e musicale, la maggior parte di versi termina con un segno di interpunzione e, di conseguenza, c’è un ridotto ricorso agli enjambement.
Nella canzonetta di Lentini è formata da sette strofe, con un congedo finale, ognuna costituita da nove settenari. Egli precisa che la genesi del sentimento amoroso è nella vista della madonna; vengono descritti, infatti, gli atti che accompagnano la nascita della passione amorosa. Il tema della visione si articola in tre diverse fasi: la contemplazione della donna in modo da non essere visto; il passaggio davanti all’amata senza rivolgere lo sguardo; infine, un passaggio nel quale il poeta guarda l’amata senza poi voltarsi a contemplarla di nuovo. A queste visioni reali, oggettive, di madonne si oppone la visione “interiore”, che è il tema centrale della canzonetta. L’immagine della donna è “dipinta” nel cuore dell’innamorato ed è la perfetta riproduzione del “modello” originale, proprio come lo è una “pintura” del soggetto che ritrae.
Nella sua poesia Guinizzelli sostiene con forza la nobiltà d’animo al posto di quella di sangue. Secondo il poeta, il nobile di sangue è come il fango che non riflette la luce del sole; il nobile d’animo è, invece, come l’acqua che riflette la luminosità del cielo.
Come già detto, emerge il senso religioso; nell’ultima strofa, infatti, il poeta si rivolge alla donna, immaginando un dialogo diretto con Dio.
Alla luce della superiorità divina il poeta ridimensiona i propri sentimenti, riconoscendo di aver sbagliato nell’aver rivolto alla donna amata lodi che dovrebbero essere destinate solo a Dio e alla Madonna. Contemporaneamente l’immagine della donna angelo diventa l’elemento principale di una nuova concezione dell’amore, che viene inteso dagli stilnovisti come un nuovo strumento per comprendere la realtà.

Al cor gentil rempaira sempre amore: analisi, parafrasi e commento

AL COR GENTIL REMPAIRA SEMPRE AMORE: PARAFRASI

Parafrasi
L'amore ritorna sempre in un cuore gentile, come l'uccello nel verde del bosco;
la natura non creò prima l'amore rispetto al cuore gentile, né il cuore gentile prima dell'amore: allo stesso modo appena fu creato il sole
subito egli fu lucente, e non ci fu splendore senza il sole. L'amore prende dimora nella nobiltà d'animo in modo così naturale come il calore nella luce del fuoco.
Il fuoco dell'amore si accende in un cuore gentile come la virtù (brilla) nella pietra preziosa, e questa virtù non le viene dalla stella prima che il sole non l'abbia resa pura: dopo che il sole con la sua forza ha tirato fuori da lei quello che c'era di vile solo allora la stella le infonde le proprietà preziose. Così quando un cuore è reso dalla natura eletto, purificato, nobile, solo allora la donna, come fosse la sua stella, lo fa innamorare.