Crede ut intelligas et intellige ut credas

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Saggio breve sul rapporto tra fede e ragione (4 pagine formato doc)

CREDE UT INTELLIGAS ET INTELLIGE UT CREDAS
Ragione e fede vanno raramente d’accordo, piuttosto, spesso e volentieri, vengono considerate due entità agli antipodi: troppo lontane per toccarsi e per capirsi.
In verità però, non dovrebbe essere così, poiché, l’uomo per conoscere ogni cosa riguardante la sua creazione e il suo essere nel mondo deve affidarsi ad entrambe. Questo può essere considerato il più grande mistero di sempre, un mistero che non può avere spiegazioni senza la ragione ma allo stesso tempo è comprensibile tramite la fede. Quindi, noi tutti, dovremmo imparare a vedere fede e ragione come parti interagenti dell’animo, dell’intelligenza dell’uomo, creatura terrena alla ricerca del senso del suo vivere.


Nel 1633, Galileo Galilei, cercò di far comprendere ai teologi che gli scienziati andavano ascoltati e tentò di aprire gli occhi al mondo pubblicando la sua opera, la quale sosteneva tutto quel che la Chiesa non avrebbe mai sostenuto.
Come ci lascia intendere Giovanni Paolo II, non dobbiamo pensare che il famoso scienziato fosse ateo o che volesse offendere la Chiesa ma, piuttosto, che avesse letto e compreso a pieno la Bibbia ed avesse quindi inteso qual è il suo vero scopo. Infatti, a suo parere, essa non era un manuale da prendere alla lettera, capace di spiegare ogni singolo fenomeno terrestre, ma era, piuttosto, una guida alla Salvezza Divina: andava interpretata e certamente seguita da un punto di vista esclusivamente morale.


I teologi, a quel tempo, erano convinti che la Bibbia fosse legge e allora, leggendo di Giosuè che ordinava al sole di fermarsi, credevano impossibile che fosse la terra a girare intorno a questo. Un aforisma di Galileo Galilei che mi ha molto colpita è: “Io qui direi quello che intesi da persona ecclesistica costituito in eminentissimo grado cioè l'intenzione dello Spirito Santo essere di insegnarci come si vadia al cielo, e non come vadia il Cielo”.