La crisi della coscienza

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Tema sulla credi dell'uomo dall'Ottocento al Novecento (4 pagine formato pdf)

La cultura dell'Ottocento è saldamente ancorata a una concezione forte
dell'io, inteso come sostanza razionale e unitaria.
Tale concezione si era formata gradualmente nel corso dell'epoca moderna, ma, nel XIX secolo, aveva compiuto un salto di qualità; mai come in questo secolo, infatti, il pensiero umano aveva considerato tanto potente la soggettività razionale attribuendole - almeno in linea di principio - una pressoché assoluta
capacità di dominio sulla propria coscienza, sul proprio corpo e sul
mondo naturale. Già nel corso dell'Ottocento, tuttavia, non erano mancate autorevoli voci controcorrente, precorritrici della successiva evoluzione culturale, che rimasero non a caso isolate, incomprese 'e a volte perfino
misconosciute fino all'ultimo trentennio del secolo.
È infatti solo in questo
periodo che I immagine forte dell'io comincia a vacillare sotto i colpi della
filosofia di Nietzsche e della psicoanalisi di Freud. Nella prima metà del
Novecento, la crisi dell'io esplode nella cultura europea.
In filosofia Nietzshe non aderisce a nessuno dei sistemi e delle diramazioni filosofiche del 1800. La fine del’800 coincide con la fine della filosofia pura e Freud, padre della psicoanalisi, dà via allo sviluppo delle scienze umane, ossia di un sapere organizzato scientificamente avente per oggetto l’uomo. Mentre Freud va alla ricerca della crisi dell’uomo analizzando le cause interiori e psicologiche, Nietzsche sostiene che il disagio dell’uomo nasce da
fuori.