Dante: Tanto nobile e tanto onesta appare

Appunto inviato da 162530
/5

Questo sonetto è la prima opera della Vita Nova inserita in una nuova fase, la terza, della poesia di Dante. Il poeta ritorna a “lo stile de la loda”, ovvero alle poesie in lode di Beatrice (0 pagine formato doc)

TOGNINALLI PAOLA III B Tanto nobile e tanto onesta appare la mia signora quando saluta gli altri, che ogni lingua tremando diventa muta e gli occhi non riescono a guardarla.
Ella si muove sentendosi lodare, benignamente predisposta all'umiltà; e appare come una cosa venuta dal cielo e che si mostra sulla terra come un miracolo. Si mostra così bella a chi la guarda che sente una dolcezza nel cuore che non può essere spiegata: e appare che dal suo volto emani una lieve ispirazione amorosa che suggerisce all'anima: Sospira. Questo sonetto è la prima opera della Vita Nova inserita in una nuova fase, la terza, della poesia di Dante. Il poeta ritorna a “lo stile de la loda”, ovvero alle poesie in lode di Beatrice, dopo che digressioni nelle parti del libro immediatamente antecedenti a questo sonetto sulla poetica stilnovista e sulla natura d'amore lo avevano distratto da quel tema dominante.
La lode di Beatrice è l'inizio della fase più matura e consapevole dell'intero lavoro; Dante decide di lodare le qualità dell'amata, quali l'amore, l'umiltà, la bellezza, la gentilezza, l'onestà e la bontà d'animo. Il componimento è apparentemente il più semplice; questa chiarezza è data dall'assenza della simbologia e della concettosità presenti nella lirica stilnovista; la bellezza dell'amata e gli effetti che ella provoca sono stati presentati nei primi componimenti e ora Dante presenta solo l'elemento epifanico, l'apparizione di Beatrice. Il sonetto ha uno stile “dolce”, che rispecchia le caratteristiche del “dolce stil novo”, al quale, corrisponde uno stato d'animo pacificato, liberato dal conflitto amore-dolore, che era presente in Cavalcanti. In questi versi è molto usata la parola “pare”, la quale è di sinonimo di mostrarsi, apparire, che va interpretata tenendo conto del quadro poetico: Dante si trova davanti a Beatrice e vi è quindi il carattere di apparizione miracolosa che è della figura femminile. Dopo l'incontro la donna saluta il poeta; questo gesto, già presentato da altri poeti dello stilnovo, ha un duplice effetto sull'innamorato: egli infatti ritiene il saluto non come atto in sé, ma come salvezza spirituale per chi lo riceve; la donna è elevazione spirituale, è l'unico mezzo per raggiungere Dio. L'incontro con Beatrice e il suo saluto mettono in difficoltà il poeta: la lingua diventa muta e gli occhi non osano guardare. L'innamorato non trova le parole per esprimere il sentimento perché ineffabile; alla perfezione della donna viene contrapposta la reazione del soggetto ostacolato sia dalle percezioni visive, mezzo essenziale per l'amore, sia dalle facoltà espressive. Nella seconda quartina Dante usa una metafora per indicare le virtù morali di Beatrice “benignamente d'umiltà vestuta” e poi sottolinea il fatto che ella sia un essere sceso dal cielo sulla terra a manifestare la potenza divina; Beatrice è un miracolo d'umiltà, antitesi della superbia. Al passaggio della donna la gente ne