Femme fatale: tesina

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Femme fatale: tesina dal Naturalismo a Verga (1 pagine formato txt)

FEMME FATALE: TESINA

Femme fatale: dal Naturalismo a Verga.

Se nel passato la donna era stata assoggettata all’uomo non solo nel campo del reale, ma anche in quello della finzione letteraria e si era limitata ad essere “oggetto” della passione amorosa, con la letteratura della seconda metà dell’800 la figura femminile conquista un ruolo di primo piano, grande passo in avanti verso l’emancipazione. La donna diventa nelle opere dei naturalisti francesi Femme fatale: distruttrice di uomini, donna di lusso che rivendica la propria dignità, che cerca un’alternativa allo squallore della vita borghese priva di valori, che non vuole più sacrificare la propria femminilità in nome di convenzioni sociali.

La donna diventa così figura della crisi di passaggio dal Romanticismo al Verismo e rivela il lato oscuro che la società borghese sacrifica in nome dell’ordine e della logica del guadagno.

Femme fatale, tesina: significato e caratteristiche


FEMME FATALE: TESINA LICEO LINGUISTICO

Cadute tutte le rappresentazioni idealizzanti che avevano fatto della donna un tramite per raggiungere l’assoluto( a partire da Dante dove la donna veniva addirittura angelicata), la realtà femminile si rivela in tutta la sua “miseria” e suo attributo principale è la bellezza basata sull’artificio e non sulla naturalezza: trucco, gioielli, bei vestiti diventano indispensabili e se queste caratteristiche vengono meno l’uomo non ne è più attratto(come accade ad Enrico Lanti in Eva).
L’eroina dei nuovi romanzi è una donna in cerca di nuove esperienze, un’adultera che vuole liberarsi dai vincoli della famiglia e della maternità e che vive perciò una profonda scissione, che viene affrontata in maniera diversa dalle varie protagoniste. Madame Bovary di Flaubert, per esempio, vuole trasferire i sogni nella realtà, ma gli uomini che incontra sono tanto mediocri quanto lo era il marito; così il suo tentativo di ribellione finisce per rafforzare il meccanismo di quell’ambiente e la porta ad essere schiacciata  ed espulsa da una società che condanna gli eversivi, fino alla rovina e alla morte.

Tema sulle donne di ieri e di oggi


FEMME FATALE: LETTERATURA ITALIANA

Stessa sorte tocca ad Anna Karénina di Tolstoj: la protagonista cerca un modo diverso di essere donna, ma il suo desiderio di autenticità e autorealizzazione la pone in conflitto con le convenzioni, con l’ipocrisia e il vuoto morale della società a cui appartiene. La sua colpa non è l’adulterio come fa notare il Luperini, ma il coraggio con cui essa vive il proprio amore e porta avanti un progetto di vita alternativa. Schiacciata dal conflitto, lo affronta però fino in fondo e il suicidio non è da interpretare come una rassegnazione o una punizione, ma come l’ultima azione libera nel rifiuto di un ruolo di dipendenza non più accettabile dalla coscienza femminile. Ad essere sopraffatta, invece, da “principi sacri” come la famiglia e il dovere verso la figlia  è la Emma di Giuseppe Giacosa, la quale accetta il grigiore della vita domestica e sacrifica il suo desiderio di vitalità.
A rivoluzionare la situazione sarà Henrik Ibsen in Una casa di bambola, un romanzo che farà scandalo per la soluzione che viene presentata: qui la protagonista decidere di evadere dalla “trappola” della famiglia, ma la sorte non sarà né quella della morte né la rassegnazione: abbandona i figli e il marito per sperimentare la realtà in modo autonomo, per maturare e assumere dignità e una libertà pari all’uomo. Stessa carica vitale attraversa la protagonista di Una donna di Sibilla Aleramo, interessante analisi in prima persona della condizione femminile: l’eroina è cosciente della propria condizione, della deprivazione di dignità cui è sottoposta, ma riesce ad emanciparsi attraverso la politica e l’attività intellettuale, dimostrando così anche la sostanziale debolezza psicologica dell’uomo, che viene mascherata dall’imposizione del suo dominio.

La donna nella letteratura europea: tema


FEMME FATALE: SIGNIFICATO

La seduzione femminile si incarna quindi in nuove figure di donna, che sono dotate di una carica sensuale senza precedenti; ad attrarre maggiormente è la capacità di sedurre che viene sempre più spesso esibita a pagamento, come avviene con le ballerine sul palcoscenico. Il legame tra l’artista e la ballerina è un legame simbolico che, come avviene nel romanzo Eva di Verga, diventa tramite di una identificazione che rivela una nostalgica complicità fra l’artista moderno e il mondo dello spettacolo: come la ballerina vende la sua seduzione, baci e falsi sorrisi, ingannando i suoi spettatori, così l’artista si vende al gusto del pubblico. In Verga poi la donna, apparentemente semplice contadina o popolana, si rivela vera e propria femme fatale; non è ritratta come una dea, ma anzi come un essere maledetto da esorcizzare( come scrive il Verga in la Lupa: “le donne si facevano la croce quando la vedevano passare”): la passione della Lupa non ha storia, è cieca e la sensualità quasi aggressiva è subito associata alla distruzione. Il suo è un eros insaziabile(tanto che le viene riferito l’attributo “animale”) e rivela la paura con cui l’uomo guarda alla donna, avvertita come minaccia alla propria integrità psichica e familiare, una donna che dà al protagonista il senso della propria sconfitta.