Lesbia: l'amore tra realtà e idealismo

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La figura di Lesbia amata da Catullo (2 pagine formato doc)

Lesbia: amore tra realtà e idealismo
Lesbia è una figura reale in quanto corrisponde alla figura di Clodia, ma è anche una figura poetica che trae la sua origine dalla tradizione poetica alessandrina e in particolare trova la sua espressione nella poetica di Saffo.
In questo senso, quindi, Lesbia rappresenta il “luogo” d’incontro di due mondi, quello greco e quello romano, e di due profonde emotività, quella di Saffo e quella di Catullo.
Sono mondi profondamente diversi quello greco, animato da un idealismo a volte mistico, altre volte naturalistico, e quello romano più schiettamente legato all’espressione di sentimenti più fortemente umani.


Ma Lesbia è anche luogo d’incontro di due mondi interiori profondamente affini nel sentire, da parte sia di Saffo che di Catullo, il sentimento d’amore come espressione di energia e totale coinvolgimento della persona. Ma se in Saffo la figura amorosa è sempre immersa nel mondo naturale circostante oppure entra in contatto con l’Olimpo divino, in Catullo la figura di Lesbia rimane figura fortemente terrena e umana.
In Catullo, comunque, il sentimento amoroso non è semplicemente un’imitazione dell’espressione di Saffo, ma acquista toni e gradualità estremamente personali e variegati.


Lesbia è lo pseudonimo con cui Catullo canta una donna, molto conosciuta durante l’età di Cesare, e il cui incontro segnò l’evento cruciale dell’esistenza di Catullo.
Si tratta di Clodia, che nacque nel 94 a.C., sorella di Clodio, tribuno della plebe dal 58 a.C. e sposa di Quinto Cecilio Metello Celere, che sarebbe stato console nel 60 a.C.. Clodia appartiene alla gens Claudia, una famiglia patrizia fra le più antiche e nobili dell’oligarchia senatoriale.