La lingua in Italia

Appunto inviato da charlie818
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Saggio breve sul problema della lingua in Italia nel XVI secolo (1 pagine formato doc)

Dal 1494,con l'inizio delle guerre che vedono la Francia scontrarsi con la Spagna in territorio italiano,le discussioni relative alla lingua si fanno sempre più centrali nella penisola; si diffonde infatti l'idea che la frammentazione politica italiana sia il vero ed unico ostacolo per lo sviluppo di una lingua nazionale. Le discussioni linguistiche sono dunque centrali nella cultura del Cinquecento e sono dovute non solo dalla difficile situazione politica ma anche dalla perdita di attualità delle tensioni tra latino e volgare che già avevano ampiamente caratterizzato la cultura del Quattrocento.

Questo secolo, infatti, si presenta caratterizzato da una cultura bilingue che vede protagonista il latino, trasformato dagli umanisti in una lingua elitaria ed elegante poco consona ai fini pratici e quotidiani, e il volgare che viene dunque utilizzato come lingua di tutti i giorni ma che non perde l'occasione per rinnovarsi e acquisire nuove forme lessicali e sintattiche.
A questo proposito diversi autori quattrocenteschi dibattono per una rivalutazione del volgare soprattutto dopo la scelta fatta da Dante, Petrarca e Boccaccio nell'utilizzo di questo idioma per le loro opere maggiori.
Leon Batista Alberti arriva a comporre una Grammatichetta della lingua toscana per ridare dignità al volgare sottolineando che anch'esso è composto da strutture grammaticali ordinate come il latino; nel cinquecento infatti il lavoro di questi umanisti ha contribuito all'utilizzo del volgare anche in ambito letterario.

Casi come quello di Leonardo Bruni,che scrive un opera sulle "tre corone" fiorentine celebrando la loro grandezza solo grazie alle loro opere latine a discapito di quelle in volgare, restano ormai casi isolati. Si arriva dunque alla scelta del volgare sia in ambito quotidiano sia letterario e la questione,a questo punto,si sposta su quale sia il volgare da prendere in considerazione.Si ritorna dunque al problema della frammentazione politica italiana che non consente di arrivare alla scelta di un centro culturale unico dal quale si diffonda un modello linguistico unitario ma che lascia spazio ad una diatriba tra chi sostiene la lingua parlata contro coloro che trovavano più essenziale trovare un accordo sulla lingua letteraria. A favore di una lingua parlata e cortigiana c'è Baldesar Castiglione il quale, essendo un uomo di corte, identifica la lingua parlata come una sorta di "biglietto da visita" necessario in ambienti raffinati come corti e signorie dove è necessaria una buona educazione.