Partiottismo di Dante nella divina commedia

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Patriottismo, passione politica e impegno civile nella figura e nella Commedia di Dante. (2 pagine formato doc)

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Per Dante il senso di giustizia e l'impegno civile sono sempre stati ideali molto presenti e ben saldi, nella sua vita, che lo hanno condizionato in tutte le sue scelte. Ha, infatti, combattuto in battaglie violente e sanguinose ed ha “rinunciato” persino alla sua libertà essendo stato condannato all'esilio. La sua grande e inviolabile fedeltà ai principi della passione politica e del patriottismo traspare notevolmente nell'opera della Divina Commedia nei canti VI di ogni regno, i quali sono dedicati unicamente a questo argomento. Esaminando, per esempio, il canto VI dell'Inferno, nel quale ci troviamo nel III cerchio e Dante incontra i dannati golosi, egli si sofferma a parlare con un personaggio di nome Ciacco, riconosciuto in Ciacco Dell'Anguillara fiorentino vissuto nella generazione precedente a quella di Dante, il quale introduce accidentalmente il tema politico che Dante raccoglie e sviluppa.
Supponendo che i dannati conoscano il futuro, infatti, Dante interroga il Goloso sull'avvenire di Firenze facendogli tre domande precise e mirate ad approfondire il tema politico: “Quale sarà il destino di Firenze?, Esiste ancora qualche cittadino giusto?, perché vi imperversano lotte civili?”. Ciacco risponde a tutte le sue domande e soprattutto amplia quella sulla vera e propria guerra civile in cui Firenze stava per precipitare proprio nell'anno del viaggio ultraterreno, il 1300. Egli spiega che le cause delle loro sciagure “future” (superbia, invidia e avarizia) dipendono dai fiorentini stessi e cita anche Papa BonifacioVIII attribuendogli delle responsabilità sulla rovina di Firenze, dell'Italia e della Chiesa stessa. Ciacco informa poi Dante anche sul futuro politico della sua città, prevedendo che essa, dopo luoghi contrasti tra compatrioti, finirà in mano ai guelfi neri, e che quindi il potere andrà alla fazione politica nemica a quella di Dante che apparteneva ai Guelfi Bianchi. Dante, infine, lo interroga sulla condizione di altri grandi politici fiorentini del passato anche se già sa che sono colpevoli di gravi colpe morali e quindi sicuramente condannati all'inferno. Dante, infatti, fa una distinzione tra giudizio inviolabile e indiscutibile di Dio da quello opinabile e mutevole umano: se anche i loro peccati li condannano, le loro virtù civili e politiche li rendono in ogni modo degni di ammirazione e di stima da parte sua. In questo canto quindi possiamo cogliere il desiderio, da parte del poeta, di rivalutare umanamente coloro che sì hanno commesso dei peccati ma in ogni modo sempre in nome di un ideale, di un principio politico ispiratore. Cerca quindi di considerare le loro azioni, se pur sbagliate nell'ambito morale, rispettabili e ammirabili dal lato umano, perché sempre fedeli alla propria posizione politica. Il canto VI del Purgatorio, invece, si presenta in modo molto diverso, Dante e Virgilio,