Pascoli e D'Annunzio a confronto

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Giovanni Pascoli e Gabriele d'Annunzio: elaborato sui due scrittori. La poetica, il Decadentismo, il simbolismo, il mito del superuomo. Breve parentesi sull'avanguardia futurista (3 pagine formato doc)

PASCOLI E D'ANNUNZIO A CONFRONTO

Pascoli e D’Annunzio sono due grandi poeti italiani entrambi esponenti del Decadentismo, movimento artistico e letterario di fine ‘800 – inizio ‘900.
Giovanni Pascoli nasce nel 1855 a San Mauro di Romagna da una famiglia benestante e muore a Bologna, il 6 aprile 1912.

La sua infanzia è segnata da avvenimenti tragici, quali la perdita del padre a soli 12 anni e la morte della madre, della sorella maggiore e del fratello Luigi.
Questa dolorosa e precoce esperienza di morte alimenta in sé il sentimento del male e dell’ingiustizia del mondo e lo porta al desiderio di ricomporre il nucleo familiare tragicamente distrutto. Pascoli è un uomo dal carattere insicuro, riservato e schivo che lo costringe ad un’esistenza raccolta nonostante egli non viva con serenità la solitudine. Pascoli segue fondamentalmente due filoni poetici: il primo intimista e familiare, il secondo impressionista, componendo alternativamente in entrambi i modi.

PASCOLI E D'ANNUNZIO NATURA

La sua poetica viene descritta nel Fanciullino, saggio del 1897, in cui afferma che il poeta è l’unico in grado di “dare senso e ragione” alle cose inanimate scoprendo le arcane corrispondenze, i legami tra gli oggetti. Per Pascoli, il poeta è colui che riesce a mantenere l’ingenua disposizione infantile nei confronti della natura. La poesia è, per lui, risarcimento delle ingiustizie subite e ha la funzione di stimolare i sentimenti buoni, eliminando tutto ciò che è brutto. Nel suo linguaggio utilizza parole umili e quotidiane ma allo stesso tempo liriche, ritrovando ovunque sensibilità. Arricchisce il lessico con i nomi scientifici di piante o animali. Egli vuole decodificare il linguaggio della natura umanizzandolo.
In ognuna delle sue poesie attribuisce significati diversi a simboli quotidiani (simbolismo); ad esempio, nel “Lavandare” l’immagine dell’aratro, presente nella prima strofa, rappresenta la solitudine della donna che aspetta il ritorno del suo uomo, in “X Agosto”, le stelle cadenti simboleggiano il pianto del cielo per la morte della rondine e per la morte del padre mentre tornava a casa.

Decadentismo italiano: Pascoli e D'Annunzio

ANALOGIA TRA PASCOLI E D'ANNUNZIO

In questo caso, la rondine e il padre, rappresentano a loro volta gli innocenti perseguitati dalla crudeltà umana. Immagini spesso ricorrenti in tutte le sue opere sono:
-    il nido: visto come casa, luogo caldo, chiuso, raccolto in una sua esistenza senza rapporti con l’esterno, ma brulicante di complici intimità. (“X Agosto”, “Il temporale, il lampo, il tuono”). Diviene espressione dell’incapacità di vivere che il poeta tenta di esorcizzare mitizzando l’idillio campestre.
-    la culla: simbolo della madre e del grembo materno. L’immagine femminile è molto spesso presente nelle sue poesie, appunto per la tendenza del poeta a regredire alla sua infanzia per recuperare uno stato d’animo di sicurezza e di felicità. (“La mia sera”, “Il tuono”)