Dante Alighieri: pensiero politico

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Visione politica di Dante: rapporto potere spirituale e temporale con confronto tra varie opere (de monarchia, convivio, divina commedia canto 19) e tra le diverse opinioni del tempo (2 pagine formato doc)

IL PENSIERO POLITICO DI DANTE SAGGIO BREVE

Pensiero politico dell'Alighieri: Potere temporale e spirituale (confronto tra De Monarchia, Convivio, canto XIX dell'Inferno; citazione dell'editto di Costantino, dell'opinione dei giuristi di Bologna) Gli statuti del pensiero politico dantesco prendono forma dal suo desiderio di realizzazione di giustizia, libertà e felicità e dall'indignazione nutrita dal poeta verso la condizione decaduta in cui l'umanità si trova sia a causa del peccato originale sia per la confusione dei due poteri, temporale e spirituale.

Tematiche del Convivio di Dante

IDEE POLITICHE DI DANTE ALIGHIERI

È necessario che le due autorità sussistano divise perché solo così esse possono svolgere il compito loro affidato da dio.

Sia il potere della chiesa sia quello dell'impero, infatti, sono legittimati direttamente da lui.
Dante, per sottolineare questo, usa il medesimo termine, ”auctoritas, quando indica i due poteri superando perciò la tradizionale distinzione tra potestas e auctoritas. Egli evidenzia, inoltre, un'ulteriore differenza affermando che l'autorità imperiale si dovrebbe occupare della creazione della felicità terrena, operando in obbedienza delle virtù morali e intellettuali, mentre il Pontefice dovrebbe portare le anime ad ottenere la felicità, operando secondo le virtù teologali.

DANTE E LA POLITICA

Chiesa e Impero sono, dunque, mezzi che l'uomo può usare per ottenere la salvezza. Nel “De Monarchia”egli scrive “Cesare usi dunque a Pietro questa reverenza che il figlio primogenito deve usare al padre”, non mettendo in discussione l'assoluta autonomia del potere imperiale, ma riconoscendo la superiore dignità del potere spirituale verso il quale si deve mostrare la giusta reverenza per esercitare con maggiore efficacia quel potere di governo al quale si è stati preposti solo da chi tiene il governo di tutte le cose, temporali e spirituali. Nel quarto trattato del Convivio egli consente una corretta interpretazione del termine reverenza che non implica per niente la subordinazione totale del potere temporale a quello spirituale.

IL PENSIERO POLITICO DI DANTE: L'ELABORAZIONE TEORICA E L'IMPEGNO ATTIVO

Nel canto XIX dell'Inferno Dante mantiene la sua “riverenza delle somme chiavi”nonostante la violenza invettiva contro il papa simoniaco Nicolò III ma non affronta ampliamente il tema del potere. Diversamente, nel Convivio, egli si occupa di questa tematica sostenendo di vedere nell'Impero una superiorità funzionale, un'autorità e una potestà che potrebbe portare ad ottenere la felicità: “Conviene di necessitade tutta la terra […] Monarchia, cioè un solo principato e un principe avere lo quale, tutto possedendo e più desiderare non potendo, li regi tenga contenti ne li termini de li regna si che pace intra loro sia”. Anche nei versi 115-117 del canto XIX dell'Inferno la visione di Dante abbraccia il destino dell'umanità intera, preda dell'anarchia in seguito all'abuso che la chiesa ha fatto della dote di Costantino. Dalla perifrasi che l'Alighieri fa per indicarla si ha un processo valutativo per cui la donat