La poesia di Giovanni Pascoli

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TEMA
La poesia di Giovanni Pascoli.
Saggio critico.
Giovanni Pascoli attinge l’ispirazione della sua poesia direttamente dalla natura, e nel suo primo volume di liriche, che gli diede presto la notorietà, “Mirycae”, abbondano le descrizioni di campi e di cieli, di albe e di tramonti, in cui il poeta rende con una grande potenza suggestiva il sentimento immenso della natura e delle cose.
In quel libro così squisito e così armonioso, vi è tutta una ricchezza di luci e di colori, e nei versi dolci e patetici fioriscono visioni di montagne, di campi immensi arsi dal sole, quando le spighe mature biondeggiano e tremano al vento; visioni di lavoratori all’ombra degli alberi verdi, canti di uccelli ricche di suggestive evocazioni, voci di cose lontane; e ovunque palpitano memorie dolci, ricordi buoni, tutta una melanconia ineffabile e soave.


La poesia di Giovanni Pascoli è fatta di sentimento e di vita. La vita è l’ispiratrice di ogni sua fantasia e nel volume che seguì dopo: “Poemetti”, egli dipinge la vita semplice e buona dei campi, la casetta solitaria nel margine di un boschetto, e l’opera della buona massaia che intride la farina, che lavora il pane nella madia, e la semplicità rustica del pasto frugale, e il sonno tranquillo dopo le fatiche campestri.
Questa è la nota dominante di Giovanni Pascoli, che è essenzialmente bucolico nella sua poesia.


Ma egli studia anche i problemi del pensiero, e la sua arte assurge a significazioni elevate e profonde dell’anima delle cose.
E sono splendide le sue liriche “Il conte Ugolino”, “Andrè” nelle quali la fantasia del Poeta si culla in un volo meraviglioso di visioni elette.


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