Ritratto dell'innominato: tema

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Analisi approfondita del personaggio dell'Innominato de I promessi sposi di Alessandro Manzoni. Tema svolto (2 pagine formato docx)

RITRATTO DELL'INNOMINATO: TEMA

Ritratto dell’innominato.

Tema. L’innominato è un personaggio fondamentale per il romanzo che appare nel 19° capitolo. È un personaggio storico, quindi realmente esistito, del quale Manzoni ci racconta il passato e il presente soffermandosi sull’aspetto psicologico e su ogni fase della sua conversione.  Parte da quando era giovane e la sua passione, la sua ragione di vita era quella di compiere tutto ciò che era vietato dalla legge, voleva essere padrone degli affari altrui, comandare ed essere temuto. Già da ragazzo provava invidia per coloro che facevano i prepotenti con il popolo, cercava la loro amicizia.
Questi allora lo usavano per i loro scopi. L’innominato, chiamato così da Manzoni che non ci vuole rivelare il vero nome, va ad abitare su una altura, in un castello che, con la sua atmosfera e posizione, sembra rispecchiarlo. È in alto rispetto a tutti gli altri, ma anche solitario e poco accessibile.

TEMA SULL'INNOMINATO

Questo temuto signore locale entra nella storia per richiesta di aiuto da parte di Don Rodrigo che, fallito l’ultimo tentativo, vuole cercare di nuovo di rapire Lucia. Già da questo momento capiamo che l’innominato è di fronte ad un bivio perché incomincia a farsi delle domande riguardo al suo futuro, a Dio e al suo giudizio. Reprimendo e soffocando questi pensieri accetta quindi di aiutare Don Rodrigo per convincere se stesso che lui era ancora l’uomo di una volta, pronto a commettere qualsiasi tipo di inganno o reato per piacere. La sua storia e il suo cambiamento si avverte anche durante l’attesa di Lucia. L’innominato prova un senso di ansia insolito che lo porta quasi a provare ribrezzo e terrore per l’azione che stava commettendo.

Tema sull'Innominato

DESCRIZIONE CASTELLO INNOMINATO

Quando vede avvicinarsi la carrozza pensa che potrebbe subito consegnare la ragazza a Don Rodrigo ma un “No” imperioso lo ferma e lo convince a portarla al castello e addirittura a mandarle una vecchia schiava per darle coraggio. Sente poi il bisogno di parlarle di persona e quindi decide di incontrarla spinto anche dal Nibbio che confessa di aver provato compassione per lei. Durante il colloquio anche l’innominato prova compassione per Lucia ed è colpito soprattutto dalla fede della ragazza e da una frase che lo tormenterà per tutta la notte “Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia!”. Infatti quella notte la crisi spirituale raggiunge l’apice e l’innominato pensa addirittura di porre fine alla sua vita con un colpo di pistola. Lotta con il vecchio innominato e il nuovo,  dal suicidio lo ferma il dubbio sull’esistenza si una vita dopo la morte o meno. Se ci fosse stata sarebbe di sicuro stata piena di sofferenze per gli atti da lui commessi, in caso contrario non aveva senso finire questa vita. Alla fine decide che la mattina seguente avrebbe liberato Lucia.