Narrativa tra 800 e 900: saggio breve

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Saggio breve sulla narrativa tra l'800 e il 900: l'evoluzione del romanzo (2 pagine formato doc)

NARRATIVA TRA 800 E 900

La narrativa tra Ottocento e Novecento. Al fine di scandagliare le sostanziali differenze che intercorrono tra le tecniche narrative utilizzate nel genere romanzesco a cavallo tra ‘800 e ‘900 occorre analizzare i mutamenti attecchiti nei relativi codici culturali, che hanno inevitabilmente influenzato le modalità di lettura e di rappresentazione della realtà.

Se nell’Ottocento una positivistica fiducia nel progresso scientifico e la pretesa di giungere a verità universali si riflettevano sul romanzo sotto la forma di un narratore autorevole, di personaggi definiti e di una trama convergente, lo stesso non si può affermare del romanzo moderno, in cui sono chiare le contaminazioni derivate dalla crisi dei sistemi filosofici logocentrici. In Manzoni il realismo assumeva connotazione storica ed etica, tanto che Hegel definiva il romanzo come “moderna epopea borghese”, un’attualizzazione del mito dove il risvolto morale era trasfigurato da ordinari personaggi borghesi, proprio come le stereotipate figure del corrotto Don Abbondio, del potente Don Rodrigo, o dell’umile Fra Cristoforo.

Origini del romanzo: tesina

IL ROMANZO ITALIANO DELL'OTTOCENTO E NOVECENTO

I personaggi erano per l’appunto presentati oggettivamente da un attendibile narratore onnisciente, riconoscibili nelle loro attitudini e prevedibili nelle azioni, ulteriore fattore di discrepanza rispetto all’inettitudine delle figure del romanzo novecentesco, dove nell’individuo – che sia Mattia Pascal o Zeno Cosini - si registra una frattura tra il pensare e l’agire.

I protagonisti dei romanzi di Pirandello e Svevo sono interiormente complessi ed incoerenti, mossi da pulsioni inconsce che portano in luce i risultati dei primi studi psicanalitici condotti da Freud e Hung. Essi sono letteralmente i protagonisti, tant’è che danno il titolo ai romanzi Il fu Mattia Pascal e La Coscienza di Zeno, che rimandano alla sfera psicologica-individuale. Se inizialmente l’organizzazione “teatrale” del romanzo rispecchiava l’intento formativo collettivo e metteva in risalto la voce della quotidianità popolare – come accade ne I Malavoglia di Verga - ora l’attenzione di sposta sulla sfera privata, il narratore è autodiegetico e pecca di attendibilità, raccontando di sé pur essendo sconosciuto a sé stesso. Egli non registra più il fatto “nudo e schietto”, nè caratterizza direttamente i personaggi, che si presentano in maniera indipendente: tocca al lettore trovare la chiave interpretativa del racconto ed inferire a partire dalle attitudini individuali di imprevedibili personalità contraddittorie.

Romanzo novecentesco: riassunto

ROMANZO OTTOCENTESCO

Un ingarbugliato rapporto con la realtà emerge ne La condizione del dolore di Gadda, dove una narrazione incerta, un linguaggio risultato di combinazioni linguistiche ed una sintassi abbattuta testimoniano l’esistenza di un mondo fenomenico “pasticciato”, dove è impossibile giungere a forme di conoscenza oggettiva. La mancata fiducia nel raggiungimento di verità assolute è connotato dalle numerose digressioni centrifughe fine a sé stesse (in Gadda, Calvino e Tabucchi), dall’irresolutezza delle questioni (in Svevo e Tabucchi) e dalla casualità di eventi accaduti (in Pirandello, Svevo e Tabucchi).