Scienza e fede: saggio breve

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Saggio breve sul rapporto tra scienza e fede attraverso le testimonianze dei più importanti filosofi come Newton, Cartesio, Locke e Spinoza e con riferimenti alla società di oggi (2 pagine formato txt)

SCIENZA E FEDE: SAGGIO BREVE

Affermazioni sul piano scientifico circa il modo in cui la creazione, o la produzione della realtà esistente sono avvenute possono essere dettate da varie correnti di pensiero, principalmente due: tutto è da sempre uguale per il fissista, tutto è in cambiamento per l'evoluzionista.

Del resto anche Darwin credeva in Dio creatore e, sempre del resto, Giovanni Paolo II, ha detto pubblicamente che l'evoluzionismo, come tale, è qualcosa di più di una semplice teoria. Il Papa stesso disse, nella Lettera enciclica «Fides et ratio» ai vescovi della chiesa cattolica, che gli scienziati stanno apportando grandi conoscenze all'umanità e che questi vanno esortati a proseguire nei loro sforzi affiancandosi costantemente ai valori filosofici ed etici che sono parte della natura umana.

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RAPPORTO TRA SCIENZA E FEDE OGGI

In un clima sottoculturale in cui si dà credito a maghi e ad oroscopi, non è strano che chi si richiama alla scienza e alla ragione venga considerato un arido positivista insensibile al mistero.

Ma il mistero - delle cose ultime e di quelle d'ogni giorno, dell'universo fisico e di quello mentale, degli interrogativi metafisici e delle ambiguità della vita e del nostro cuore - non ha nulla a che spartire con le buffonate falsamente ieratiche di chi fa buio nella stanza affinché, non vedendo nulla, si creda che vi sia nascosto chissà quale fantasma tenebroso. Non solo la scienza, anche le grandi religioni sono chiare e razionali, perché insegnano a distinguere fra ciò che può essere dimostrato razionalmente e ciò che invece può essere solo oggetto di fede e quindi - si sia o no credenti - non pasticcia e non offende la ragione.

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SCIENZA E FEDE A CONFRONTO

È fedele al mistero chi, pur sapendo di non poterlo veramente mai dissipare e spiegare sino in fondo, continua a cercare di capirlo e ad indagarlo, con quella ragione che, secondo il Vangelo, si è fatta carne ossia è la presenza del divino. La scienza, che indaga tutto ciò che non è ancora conosciuto cercando di capirne le leggi, è l'unico atteggiamento legittimo dinanzi al mistero, anche per il credente.Sicuramente Dante può essere posto tra gli autori che ci hanno efficacemente dimostrato, attraverso l'espiazione dei peccati capitali, nella «Divina Commedia», quanto fragile, precaria, condizionata sia la nostra ragione; quanto facilmente essa sia insidiata dall'ansia, dal pregiudizio, dallo stato d' animo, dalla debolezza fisica, dalla malattia, e quindi soprattutto che essa è in realtà solo una piccola e fievole luce che se viene a mancare, non ci si accorge più neanche del buio. Basti pensare all'episodio, riportato nel secondo canto del purgatorio, in cui Dante, ricordandosi dei bei tempi, prega Casella, suo amico e abilissimo cantore, di intonare una canzone che dia sollievo alla sua anima affannata dal viaggio attraverso l'Inferno. Casella intona quindi una canzone del Convivio, «Amor che ne la mente mi ragiona», con tale dolcezza che tutti rimangono estasiati ad ascoltare, ma all'improvviso irrompe Catone a rimproverare le anime e a spronare verso il cammino di redenzione loro, ma implicitamente anche Dante.

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