Tema sull'Innominato e la sua conversione

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Traccia del tema sull'innominato: "Fingi di essere un avvocato che deve difendere in un processo l'Innominato. Scrivi l'arringa che deve convincere sul cambiamento e sulla conversione dell'imputato. Sostieni la tua tesi con le dovute argomentazioni, inserisci l'antitesi e la confutazione di questa" (2 pagine formato doc)

TEMA SULL'INNOMINATO E LA SUA CONVERSIONE: TRACCIA

Tema sull'Innominato, personaggio del romanzo I promessi sposi di Alessandro Manzoni.

Fingi di essere un avvocato che deve difendere in un processo l’innominato. Scrivi l’arringa che deve convincere sul cambiamento e sulla “conversione” dell’imputato. Sostieni la tua tesi con le dovute argomentazioni, inserisci l’antitesi e la confutazione di questa.

Il cambiamento dell'Innominato ne I promessi sposi

IL CAMBIAMENTO DELL'INNOMINATO

Siamo qui riuniti oggi per processare l’innominato per tutte le sue scelleratezze compiute assieme ai suoi bravi.

Non negherò, Vostro Onore, che il mio cliente sia colpevole dei  numerosi omicidi avvenuti nel suo territorio e all’infuori di esso; ma sono qui oggi per dimostrare l’inutilità di una punizione, poiché il qui presente innominato si è convertito a Dio e non desidera altro che porre rimedio ai torti fatti, per quanto possibile.
La difesa intende dimostrare, nonostante l’evidente scetticismo della giuria e di tutti i presenti, il radicale cambiamento interiore dell’imputato.  Abbiamo appena ascoltato le testimonianze del Nibbio, suo fedele collaboratore; di un’anziana serva; della signora Lucia Mondella, un tempo vittima dell’imputato; infine, la testimonianza del cardinale Federigo Borromeo.
Dopo il colloquio con don Rodrigo, l’imputato ha ammesso di aver iniziato a pentirsi della promessa fatta.

La conversione dell'innominato: saggio breve

LA CRISI DELLA VOLONTA' DELL'INNOMINATO

Infatti, da qualche tempo, aveva iniziato a provare un  certo rimorso per le sue scelleratezze, che si è tradotto con un’evidente stato di irrequietezza, che non è passata inosservata ai suoi collaboratori. Sebbene molti credono che l’imputato non abbia mai smesso di essere malvagio, egli ha testimoniato di aver avuto nel periodo prima della conversione un conflitto interiore: da una parte aveva un animo malvagio e spietato, dall’altra un nuovo “io”, che sentiva la voce di Dio e che lottava contro l’uomo malvagio per sconfiggerlo e consolidarsi.
Se non credete a ciò che l’imputato ha dichiarato sotto giuramento, pensate alle testimonianze del Nibbio e dell’anziana serva: dopo la cattura di Lucia Mondella l’imputato era in un evidente stato di agitazione, acuito dal rapporto di fine missione del Nibbio, quando il bravo riferì di aver avuto compassione della vittima.
Come ha raccontato la serva, l’imputato si è precipitato dalla vittima, curioso di sapere come una fanciulla qualunque avesse potuto suscitare compassione al Nibbio, un uomo noto a questa Corte per le sue scelleratezze quasi quanto il suo padrone. L’imputato, come ha dichiarato la signora Lucia Mondella, era piuttosto esitante a trattar male la vittima e sembrava già incline a liberarla.

L'Innominato: descrizione del personaggio

TEMA SULLA NOTTE DELL'INNOMINATO

Tuttavia quella sera decise di non liberarla, ma si premurò di far avere all’oppressa tutto quello di cui aveva bisogno. Dopo ciò, la serva ha affermato di aver seguito il suo padrone, più agitato di prima, che si è chiuso nelle sue stanze, passando la notte a meditare.
Come avete appena sentito, il mio cliente ha raccontato della sua notte tormentata. Dapprima ha pensato al motivo per cui compì tutte le malvagità per cui è noto; questi pensieri l’hanno portato a un complicato esame di coscienza, dove ha ricordato con profondo orrore tutti i torti fatti a persone innocenti. Straziato da questi pensieri, ha ben pensato di togliersi la vita, come la serva può confermare (avendolo spiato tutta la notte), puntandosi una pistola alla tempia. Ma pensando all’inutilità del gesto, l’imputato è stato visto scagliare lontano la pistola e ha iniziato a pensare alla possibilità sull’esistenza di Dio, come egli stesso ha dichiarato. La mattina dopo, vedendo il paese in festa, ha chiesto a un suo bravo di andare a chiedere spiegazioni. Così è venuto a sapere della presenza, quel giorno, del cardinale Federigo Borromeo.
Prima di partire per incontrarlo, ha rifatto visita alla signora Mondella, come ha testimoniato la serva. L’imputato, già più vicino a Dio, ha lasciato le armi fuori dalla porta per gesto di cortesia, e ha sgridato la serva per aver fatto passare a Lucia la notte sul pavimento.

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