Tiberio e Caio Gracco

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Tema sulle innovazioni introdotte a Roma da Tiberio Gracco e Caio Gracco (2 pagine formato doc)

Verso il termine del II secolo a.C., conclusa la fase delle grandi conquiste, Roma fu sconvolta da un periodo caratterizzato da violenti contrasti sociali.
I primi segnali di tale malessere sociale si ebbero in Sicilia con una rivolta di schiavi a cui si unirono anche alcuni contadini liberi.
Per alcuni anni un esercito di schiavi guidato da Euno impegnò a fondo le legioni romane.
Alle ribellione degli schiavi si aggiunse lo scontento dei piccoli proprietari terrieri che, perse le loro terre a causa dell’indebitamento, erano costretti ad allontanarsi dalle campagne e a condurre una vita parassitaria a Roma. La classe dirigente aristocratica, troppo intenta a sfruttare a proprio favore la nuova potenza di Roma, non volle porre efficaci rimedi alla grave situazione e giunse così ciecamente all’aperto scontro sociale.


Nel 133 a.C.
il tribuno della plebe Tiberio Gracco propose ai comizi una legge di riforma agraria dai caratteri innovativi. Tiberio Gracco era nipote di Scipione l’Africano ed era stato educato dai filosofi greci a principi di libertà e di eguaglianza sociale, dopo un viaggio in Etruria in cui si era reso conto delle misere condizioni di vita della plebe contadina, egli, eletto tribuno, propose una legge a favore dei piccoli e medi proprietari terrieri.
La legge stabiliva che ogni cittadino romano non potesse possedere più di 500 iugeri di agro pubblico, il terreno confiscato dallo stato alle popolazioni sconfitte e dato in affitto ai cittadini romani. Le porzioni di terreno pubblico in eccesso dovevano essere riconsegnate allo stato che le avrebbe riassegnate ai cittadini più poveri.
Questa legge colpiva soprattutto i patrizi latifondisti che grazie alla crisi della piccola proprietà erano divenuti gli unici beneficiari delle distribuzioni di terre pubbliche, in particolare di quelle fatte dopo la conquista delle fertili campagne della Puglia e della Pianura Padana.