Ulisse dantesco, emblema dell'uomo moderno, saggio breve

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La figura di Ulisse nella Divina commedia di Dante e un breve accenno alla citazione del canto 26 dell'Inferno di Dante e del romanzo "Se questo è un uomo" di Primo Levi. Saggio breve su Ulisse dantesco, l'emblema dell'uomo moderno (2 pagine formato doc)

ULISSE DANTESCO: SAGGIO BREVE

L’Ulisse dantesco, emblema dell’uomo moderno.
Nel Convivio, una delle sue opere più importanti oltre alla Commedia, Dante parla del desiderio di conoscenza proprio dell’uomo, dovuto, a suo parere (citando il pensiero di Aristotele), al tendere dell’anima alla perfezione, rappresentata dal raggiungimento della conoscenza assoluta.
L’anima dell’uomo, infatti, non potrà mai raggiungere la perfezione, perché la conoscenza assoluta è propria del divino; tuttavia, essa potrà avvicinarsi alla sapienza, e da questa condizione dipende la volontà di “…divenir del mondo esperto”, come afferma il personaggio di Ulisse nel canto XXVI dell’Inferno. Questo personaggio, ripreso dalla tradizione epica greca, costituisce l’emblema del moderno uomo occidentale, che con le tecnologie a sua disposizione cerca di scoprire i segreti del mondo in cui viviamo.

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SAGGIO BREVE SULL'ULISSE DANTESCO

Ad ogni modo, nel periodo in cui viveva Dante si aveva una visione della realtà molto diversa da quella dei Greci o da quella della nostra società; infatti Dio era al centro dell’universo, e l’uomo era sottoposto a certi limiti, soprattutto per quanto riguarda la conoscenza.
Proprio per questo motivo, sempre nel ventiseiesimo canto il Dante narratore afferma che “…quando drizzo la mente a ciò ch’io vidi,/e più lo ’ngegno affreno ch’i’ non soglio,/perché non corra che virtù nol guidi;/si che, se stella bona o miglior cosa/m’ha dato ’ben, ch’io stessi nol m’invidi.” Ulisse, infatti, va incontro alla morte perché ha osato sfidare i limiti imposti da Dio, le colonne d’Ercole, avventurandosi in mari sconosciuti e riuscendo a scorgere, da lontano, la montagna del Purgatorio.

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SAGGIO BREVE ULISSE DANTESCO, EROE DELLA CONOSCENZA

Dante, però, non condanna Ulisse per aver peccato di tracotanza, quanto piuttosto per aver architettato l’inganno del cavallo di Troia; questo, evidentemente, è segno dell’ammirazione che l’autore riserva al proprio personaggio: Dante infatti non critica l’operato di Ulisse ma, al contrario, lo esalta, riconoscendo nella sua passione per la scoperta il proprio desiderio di conoscenza, che tuttavia è ostacolato dai limiti imposti da Dio. Il viaggio di Ulisse, dunque, è destinato a finire tragicamente proprio perché non è guidato dalla luce divina; Dante, invece, per l’intercessione di Beatrice e la guida di Virgilio, la Teologia e la Ragione, può compiere il suo viaggio attraverso i regni dell’oltretomba per giungere infine alla contemplazione di Dio.
Quindi, il desiderio di conoscenza, come nel caso di Ulisse, rende l’uomo disposto a qualunque cosa pur di trovare una risposta alla propria curiosità e alle proprie domande; questa sua caratteristica è evidenziata nel brano tratto dal libro Se questo è un uomo di Primo Levi, in cui il protagonista rievoca il canto di Ulisse per spiegarlo ad uno dei suoi compagni, Jean.

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ULISSE DANTESCO, UOMO MODERNO

In particolare, Primo Levi traduce al suo compagno francese i versi che, nel canto, Ulisse rivolge ai suoi compagni prima di partire per l’impresa che li avrebbe condotti alla morte: “Considerate la vostra semenza:/ fatti non foste per viver come bruti,/ma per seguir virtute e canoscenza”.
Questi versi, infatti, si adattano alla condizione vissuta dai due protagonisti del brano, entrambi soggetti alla violenza della vita nel lager, che riescono, per qualche momento, a riacquistare la propria umanità rievocando l’opera dantesca.
Anche il verso finale del canto, “infin che ’l mar fu sopra noi rinchiuso”, ben si adatta alla vicenda vissuta dai due personaggi: come Ulisse dovette cedere alla volontà divina, così pure Primo Levi e Jean, essendo giunti alla mensa, sono inghiottiti nell’atmosfera di sofferenza e confusione del lager.
 

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