La pietas di Enea

Appunto inviato da stefanogec
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Saggio breve sulla pietas del grande eroe virgiliano con riferimenti diretti al testo dell'Eneide (2 pagine formato doc)

Certamente se c'è un sentimento prevalente all'interno dell'Eneide, un sentimento che la percorra dall'inizio fino all'ultima parola, esso è proprio la pietas, che è anche la qualità che Virgilio sceglie di attribuire al protagonista stesso dell'opera, E LA PIETAS DI ENEA Certamente se c'è un sentimento prevalente all'interno dell'Eneide, un sentimento che la percorre dall'inizio sino all'ultima parola, esso è proprio la pietas, che è anche la qualità che Virgilio sceglie di attribuire al protagonista stesso del poema, Enea.
La pietas è definibile come una qualità universale, in quanto occupa i principali campi del vivere umano: si tratta infatti di dovere e devozione verso gli dei, di amore ed affetto, tanto per i genitori ed i figli quanto per la patria e gli amici, e infine di personale clemenza, giustizia e senso del dovere.


ENEA E DIDONE


Enea dimostra sin dai primi episodi che nella maggior parte delle sue azioni inevitabilmente si nota il marcato segno di questa pietas. Prendendo per esempio il discorso-esortazione che egli fa ai suoi compagni dopo la tempesta ed il naufragio (I, vv. 198-207), si nota come Enea si carichi sulle sue spalle tutta la responsabilità di una situazione di difficile emergenza, in cui si rende necessario uno sprono (la famosa “orazion picciola”) ai compagni, e anche a se stesso, perché proprio in quel momento la fatica e lo sconforto non sopraffaggano i loro animi valorosi. Il discorso di Enea è ricco di tensioni, contraddizioni e tentennamenti: si capisce che egli non si sente un capo, non è irritante ed altezzoso nei suoi toni; è uno dei tanti Troiani che stanno fuggendo dalla vecchia patria alla ricerca di una nuova, con un coraggio ed un valore eccezionali, che involontariamente portano i suoi compagni a vederlo come una sorta di faro, di guida. Enea al v 198 chiama gli altri socii, compagni: egli vive nella stessa loro dimensione, è uno di loro; appare netta la differenza con Ulisse, il quale voleva distinguersi dal resto del gruppo ed aveva un ruolo di capo-eroe che portava gli uomini che occupavano la scena con lui ad apparire come una grande mandria umana, silenziosa e passiva, con l'unica funzione di risaltare la sua persona.

IL VIAGGIO DI ENEA


Caratteristica di Ulisse era la métis, la sapiente capacità di aspettare il momento favorevole per agire a proprio vantaggio o per la propria salvezza; peculiarità di Enea invece, nel momento in cui veste i panni del naufrago e del viaggiatore, non è la capacità di attendere, di riflettere, la métis insomma, ma la pietas, che porta ad un successo meno solitario e, nello stesso tempo, più faticoso e doloroso. Altro passo utile per l'analisi del personaggio Enea è il momento del “costretto” addio a Didone.

IL SOGNO DI ENEA