La solitudine dell'eroe

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Considerazioni sulla figura dell'eroe nella storia della letteratura occidentale: Virgilio e l'Eneide, Tasso, Pellico, il Novecento (2 pagine formato doc)

LA SOLITUDINE DELL' EROE DA VIRGILIO AL NOVECENTO

Nella letteratura occidentale è con Enea che compare, per la prima volta, la figura dell' eroe "vincitore- triste", cioè di colui che è disposto a non considerare la propria personale realizzazione, in virtù di un bene collettivo supremo, per il quale è disposto a morire.

In effetti, Virgilio in Enea incarna una contraddittoria realtà, tipica del principato augusteo, quella dove il diritto spesso era sopraffatto dall' ingiustizia, pur di raggiungere il fine.

Se si guarda indietro e precisamente, nell' epos omerico dell' antica Grecia si vede che l' eroismo individuale non era ben considerato, in quanto le gesta dell' eroe greco si misuravano sulla collettività e sui valori quali l' onore e il senso del dovere, virtù condivise da tutti.

Forse un lontano progenitore dell' eroe virgiliano può considerarsi Ettore, l eroe più sfortunato e nobile dell' Iliade,nel quale le ragioni collettive, che lo obbligano allo scontro fatale, s' incontrano con la sofferenza individuale ed in una totale solitudine, per il proprio onore e per il bene del suo popolo, va consapevolmente incontro alla morte.
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