Saggio breve su Francesco Petrarca

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Caratteristiche, contraddizioni, dissidio interiore e conflitti nel pensiero del celebre poeta aretino, Francesco Petrarca: saggio breve (2 pagine formato doc)

SAGGIO BREVE SU FRANCESCO PETRARCA

Saggio breve Francesco Petrarca: il poeta che rincorreva l’orizzonte. Francesco Petrarca è probabilmente il personaggio dal pensiero più travagliato e contraddittorio di tutta la storia della letteratura italiana.

Egli fu preda di insolvibili conflitti interiori che segnarono inevitabilmente la sua attività poetica e tutta la sua sofferente esistenza. Petrarca visse tutta la vita sospeso in equilibrio instabile su un filo sottile, senza mai cadere né da una né dall’altra parte.

La principale fonte di dissidio è inevitabilmente l’amore, quello per una donna, Laura, che porta fa oscillare il poeta tra il desiderio delle bellezze terrene e l’immediata condanna morale di queste ultime. Petrarca affronta il tema in questione nel III libro del Secretum (L’amore per Laura), dove nel dialogo tra Francesco e Sant’Agostino si contrappongono la concezione cortese-stilnovistica del sentimento e quella cristiana. Si tratta in realtà di un dialogo “in interiore homine”, infatti i due interlocutori rappresentano gli esponenti del perpetuo conflitto della coscienza del Petrarca, ed il dialogo rappresenta proprio la costante indagine personale che il poeta porterà sempre avanti senza tuttavia mai giungere ad una conclusione duratura.

Dissidio interiore di Petrarca: saggio breve

DISSIDIO INTERIORE DI PETRARCA

Questo perenne dissidio dell’animo è presentato nel II libro del Secretum come una vera e propria malattia. L’incapacità di trovare un appiglio stabile nella molteplicità effimera del sensibile e la contemporanea consapevolezza di non riuscire a distaccarsi del tutto dalle cose terrene seppur vane, porta l’uomo ad una forma di inerzia morale, che poi muta in una debolezza del volere e dell’agire, l’accidia. Una volta affetti da questo male diviene difficile curarsene e si preferisce perciò rifuggire dal mondo, fonte stessa del dissidio, e rinchiudersi in una tormentata solitudine, come avviene nel XXXV sonetto del Canzoniere (Solo e pensoso i più deserti campi). I sonetti del Canzoniere presentano un Petrarca diviso fra Cielo e Terra, nella ricerca di trovare una mediazione stabile tra le due realtà, anticipando uno dei temi più discussi del periodo rinascimentale. Come afferma U. Dotti nel suo saggio “Petrarca civile.

Dissidio interiore di Petrarca: tema

IN QUALI ASPETTI SI MANIFESTA IL DISSIDIO INTERIORE DI PETRARCA

Alle origini dell’intellettuale moderno” questa antitesi ha sempre costituito un nodo cruciale nella poetica di Petrarca, portandolo ad una crisi morale vera e propria, di cui analizza ogni sfumatura nel Secretum, dove è significativo il passo de “L’ascesa al monte Ventoso”, e nel Canzoniere. Ciò nonostante le conclusioni a cui giunge non sono mai un approdo stabile, bensì conservano proprio quel carattere mutevole e ingannevole che il poeta cercava disperatamente di superare. Analogamente sostiene R. Amaturo nella sua “Letteratura italiana Storia e Testi”: il Petrarca, prendendo a modello Sant’Agostino, il quale diceva “in interiore homine habitat veritas”, intraprende un’indagine strettamente personale, ma differente è la conclusione a cui tende rispetto al santo. Se Sant’Agostino era approdato ad un’autentica e definitiva Verità, seguendo la luce di Dio, Petrarca, dopo ad un accurato e minuzioso esame di coscienza riconosce di partecipare esso stesso della natura vana di tutte le cose, giungendo ad un totale agnosticismo gnoseologico riguardo la struttura del reale e del sopra-sensibile. Consapevolezza che dolorosamente attesta nell’ultimo verso del sonetto che funge da proemio al Canzoniere (Voi ch’ascoltate): “quanto piace al mondo è breve sogno”. Il poeta è quindi imprigionato in un eterno e lacerante ozio, in quanto rincorrere l’una o l’altra cosa porterebbe nuovamente a sbattere, prima o dopo, con la vanità ineluttabile dell’esistenza. Nella “Storia della letteratura italiana” Cecchi e Sapegno presentano, infatti, Petrarca come colui che non risolse mai il suo perenne conflitto esistenziale.