O bell'età dell'oro di Tasso: analisi

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Analisi completa del coro conclusivo del primo atto dell'Aminta, O bell'età dell'oro di Torquato Tasso (1 pagine formato doc)

O BELL'ETA' DELL'ORO DI TASSO: ANALISI

Analisi del testo "O bella età dell'oro" (Tasso).

Questo è il coro conclusivo del primo atto dell’Aminta. Favola boschereccia che risale alla primavera del 1573, mentre la “Gerusalemme Liberata” era in fase di svolgimento.
Nell’intera opera Tasso, autore dalla psiche contorta di contraddizioni e misteri, riesce ad attuare la fusione tra due generi letterari: il teatro e la lirica d’amore.
Ciò si delinea anche da questo passo. Il teatro è presente in quanto è un canto del coro.

Nell’Aminta, Tasso, rende omaggio ai cori classici greci e latini, infatti la funzione che gli attribuisce nella sua opera è quella di commentare l’azione scenica come un pubblico ideale che guida le reazioni del pubblico reale. Qui il coro esalta l’amore e la condizione d’innocenza originaria dell’uomo, accusando l’onore di aver inquinato e amareggiato la felicità primitiva. E tale felicità è rintracciabile nell’età dell’oro descritta da poeti quali Virgilio, Ovidio, Tibullo, in cui l’amore era istintivo e si seguiva la legge della natura:” Si ei piace, ei lice” (ciò che piace è lecito).
Alla legge della natura si contrappone la legge civile, incarnata dalla città e dalla corte.

Torquato Tasso: opere

ETA' DELL'ORO SECONDO TASSO

Le leggi della morale e dell’onore, hanno imposto un controllo e una regola a tutti quei gesti naturali che nell’età dell’oro si svolgevano liberamente e ora invece hanno perduto la loro primitiva felicità. A questo punto quello che era piacere è diventata colpa. Così nella parte conclusiva del coro l’autore, facendo una chiara critica alla civiltà, invita l’onore ad associarsi alle classi di potere e agli intellettuali e di lasciar vivere i pastori nei modi antichi.
In questo modo si rovesciano i valori e si mette sotto accusa l’intero sistema dei valori affermati dagli altri personaggi, stabilendo l’equazione amore=oro, onore=corte, piacere=età dell’oro.
LIVELLO METRICO - Canzone di cinque stanze di tredici versi ciascuna, con rime che seguono lo schema ABC ABC, CDEE DFF XYY.
Tale schema ricorda quello di Petrarca in “chiare, fresche et dolci acque”.
Tra le parole chiave vi sono senza dubbio “età dell’oro” e l”Amore”, la “Natura” e l’”Onore che sono tra l’altro  personificazioni, in quanto scritte con la lettera maiuscola.
L’onore sta ad indicare un significato che ruota attorno alla dignità, al rispetto delle norme sociali, alla morale tipiche di una società costruita: la corte.
Troviamo al verso 689 una metonimia e una metafora al 697 che si avvale delle “onde” per esprimere la soddisfazione alla sete d’amore.

O BELL'ETA' DELL'ORO, CONCLUSIONE

Per Tasso fare poesia è utilizzare l’immensa quantità di materiale depositato nella tradizione e rinnovarlo attraverso un gioco di ricombinazione. Infatti a Cupido nell’età dell’oro non servivano frecce e arco perché l’amore era istintivo. In questo periodo invece l’amore diventa quasi proibito e anzi che essere un dono da apprezzare, diventa un furto e tutto regolato dall’onore. Per Tasso l’idea di divieto religioso o morale è rimossa, ma non a causa della fine dell’età dell’oro, quanto piuttosto per la cultura dominante di Controriforma che è repressiva e bigotta. Per questo motivo l’affermazione delle gioie è malinconica e appare caratterizzata più dal rimpianto che, come dovrebbe essere, dall’abbandono.