Saggio breve sull'eroe romantico

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Il concetto di "eroe romantico" nella letteratura, trattato e analizzato attraverso la visione di autori preromantici e romantici europei (2 pagine formato doc)

SAGGIO BREFVE SULL'EROE ROMANTICO

Saggio breve: “L’eroe romantico e la sua solitudine”. L’Eroe Romantico è una figura che ha sicuramente distrutto e stravolto il principio del “viver secondo ragione”, caratterizzante l’Illuminismo europeo, e la freddezza, dovuta ad un eccessivo attaccamento ai classici, tipica del neoclassicismo.
Nella seconda metà del 700, gli autori cosiddetti “preromantici” hanno iniziato ad inserire nelle proprie opere una morale che i romantici puri approfondiranno sempre di più: l’uomo, nel corso della sua vita non è guidato dalla sua razionalità ma dalla sua passionalità.
Autori di romanzi epistolari come Rousseau in “Giulia o la nuova Eloisa”, Richardson in “Pamela”, De Laclos in “Le relazioni pericolose”, Goethe in “I dolori del giovane Werther”, descrivono, in modo approfondito e psicologico, l’interiorità dei loro personaggi, che si presentano come persone passionali e irruenti ma soffocate dalla rigorosità, dalle regole e dalle distinzioni delle classi sociali, e dalla loro difficoltà di inserirsi socialmente nel contesto in cui vivono: “O Giulia, che fatale dono del cielo è un’anima sensibile! Colui che l’ha ricevuto non deve aspettarsi che pene e dolori sulla terra. Vittima dei pregiudizi, troverà in massime assurde un invincibile ostacolo ai giusti desideri del suo cuore.
 

Il Romanticismo nell'arte: tema

EROE ROMANTICO LETTERATURA

Gli uomini lo castigheranno perché ha rette opinioni su ogni cosa e perché ne giudica secondo verità e non secondo convenzioni. Basterebbe da solo a fare la propria infelicità, abbandonandosi senza discrezione alle divine attrattive dell’onesto e del bello, mentre le pesanti catene della necessità lo legano all’ignobiltà. Cercherà la suprema felicità senza ricordarsi che è un uomo: il cuore e la ragione saranno eternamente in guerra in lui, desideri sterminati gli prepareranno eterne privazioni” [Lettera XXVI; “Giulia o la nuova Eloisa”].
 

Tema sul romanticismo

EROE ROMANTICO: FOSCOLO

Uno dei nostri maggiori letterati, Ugo Foscolo, riprende la sensibilità tedesca dello “Sturm und Drang” (che significa letteralmente “Tempesta e assalto”) presente nell’opera di Goethe per scrivere “Le ultime lettere di Jacopo Ortis”, in cui il protagonista vive sia un esilio interiore, e quindi il sentirsi non appartenente al mondo a cui appartiene, sia esteriore: egli soffre perché non ha più una patria, un luogo d’origine e per questo è condannato a vivere inesorabile, solo ed errante con la consapevolezza di non poter avere una “sepoltura lacrimata”: “O illusioni! E chi non ha patria come può dire: lascerò qua o là le mie ceneri?” [Lettera del 12 novembre]. Jacopo, come Werther, trova un’unica via di fuga alle sofferenze che la vita e il senso di non affermazione di loro stessi hanno loro afflitto: il suicidio. Un autore che Foscolo stesso cita ne “I Sepolcri”, “E a questi marmi venne spesso Vittorio ad ispirarsi […]”, ha una concezione di eroe leggermente differente: Alfieri condanna la borghesia, l’ancien regime e l’assolutismo illuminato del suo tempo tramite una figura che può essere considerata sia positiva che negativa: il titano. Egli è l’unico che può affrontare la tirannide, il potere perché possiede la libertà, la pietà verso sé stesso e gli altri, e una forza interiore che non si basa sulla ragione ma sui propri sentimenti; tuttavia, allo stesso tempo, egli è divorato da un forte senso di impotenza, dovuto dal fatto che più va avanti più si rende conto di avere dei limiti. Tenta, quindi, in tutti i modi di affermare la propria individualità.
 

Romanticismo: tema svolto

EROE ROMANTICO MALEDETTO

Saul, protagonista di una delle tragedie alfieriane più famose, è un tiranno maledetto da Dio, che, a causa della consapevolezza dei suoi limiti, della brama di dominio e dell’invidia, arriverà a compiere atti empi e a sgretolarsi completamente nella sua follia e solitudine. Alla fine, però, egli compie un atto eroico, che gli permetterà di espiare i suoi sanguinosi peccati: il suicidio, gesto che segnerà la rinuncia al suo popolo e alla sua famiglia ma anche la liberazione dai suoi affanni, paure e dalla sua maledizione.