Un senso per l'universo di Stephen Hawking: analisi del testo

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Analisi del testo: Un senso per l'universo di Stephen Hawking, tratto "Dal big bang ai buchi neri", sull'origine dell'universo e sulla teoria dei buchi neri (2 pagine formato pdf)

UN SENSO PER L'UNIVERSO DI STEPHEN HAWKING

Analisi del testo non letterario. “Un senso per l’universo”, Stephen Hawking. Comprensione del testo. Stephen Hawking ne “Un senso per l’universo” riflette sull’origine dell’universo, sulle leggi che lo governano, sulla natura di Dio e sul compito della scienza nell’indagine sulla natura dell’esistenza.

Hawking, in particolare, si sofferma a riflettere sulla dicotomia nell’indagine escatologica e della genesi dell’universo, osservando come la scienza si limiti a spiegare “come funziona” mentre sia compito della filosofia spiegare il “perché c’è il funzionamento”.
Hawking conclude parlando del grande divario creatosi tra l’avanzamento del sapere scientifico e quello filosofico, ritenendo oggigiorno la filosofia utile come strumento divulgativo ed esplicativo delle nuove teorie scientifiche. 

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ANALISI DEL TESTO UN SENSO PER L'UNIVERSO

Analisi del testo
• Il ruolo di Dio nella creazione dell’universo e delle sue leggi.
• Indagine sull’universo: la costruzione di modelli matematici secondo l’approccio tradizionale della scienza.
• Dicotomia scienziati-filosofi: la scienza spiega “come”, i filosofi dovrebbero spiegare “perché”.
• Necessità di trovare un linguaggio chiaro e comprensibile per rendere tutti partecipi alla discussione sull’indagine dell’esistenza umana e dell’universo.
Parole chiave: Scelta, Dio, Costruzione, Universo, Approccio, Modello matematico, Perché, Che cosa, Filosofi, Esistenza, Ragione.
Il tema di fondo del brano riguarda il complesso rapporto tra scienza e religione.
In particolare Hawking sostiene come sia possibile per l’uomo, tramite l’uso della ragione, giungere alla conoscenza della mente di Dio; viene di conseguenza messa in discussione la necessità stessa dell’esistenza di una divinità o di un essere superiore per giustificare l’esistenza dell’cosmo e dell’uomo, in quanto l’uomo sarebbe direttamente e autonomamente in grado di comprendere con la propria ratio e l’indagine scientifica il contenuto della mente di Dio.

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L'UNIVERSO

Il punto di partenza della riflessione dell’astrofisico, volta a spiegare il “perché” funzioni l’universo, è costituto da una riflessione sul “come” funzioni e su “che cosa” sia il cosmo stesso: Hawking infatti, accettando come corretta l’ipotesi dell’assenza di ogni confine nell’universo, è in grado di limitare la possibilità di Dio di stabilire le condizioni iniziali del cosmo, lasciando però alla divinità la possibilità di decidere e stabilire le leggi che lo regolano.
Seguendo questo ragionamento, Hawking può quindi affermare che esiste un insieme di leggi, da lui definito “teoria unificata”, contenente le leggi decise da Dio che stabiliscono il funzionamento dell’universo. Tramite l’aiuto della filosofia, disciplina orma relegata all’analisi del linguaggio, si potrebbe dunque spiegare e rendere comprensibile a tutti il contenuto della teoria unificata, inizialmente espresso in linguaggio matematico, ovvero tramite formule ed equazioni, comprensibile solo da pochi.

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Secondo Hawking, dunque, dopo che noi tutti siamo stati messi in grado di partecipare alla discussione sul perché noi e l’universo esistiamo, potremmo riuscire a trovare una risposta a questa domanda, arrivando quindi a conoscere il contenuto della mente di Dio.
E’ difficile pensare che un giorno, anche remoto, l’uomo possa essere in grado di dare una risposta definitiva alle grandi domande cosmiche, trovando una teoria che sia in grado di unificare le leggi che regolano l’universo. Postulando infatti che l’universo è infinito nello spazio e nel tempo, diviene infinitamente
improbabile la possibilità dell’esistenza di un'unica legge, di una teoria unificata, infinitamente immutabile e valida in uno spazio infinito; viceversa, postulando l’esistenza di un universo finito, è possibile ammettere l’esistenza di una teoria unificata, la cui validità è però solamente parziale, ovvero limitata ai confini dell’universo finito, oltra al quale possono esistere diverse leggi. L’esponenziale crescita del progresso scientifico e della capacità dell’uomo di descrivere in modo sempre più dettagliato il mondo che lo circonda, lo porterà molto probabilmente a una sempre più precisa e veritiera descrizione matematica delle leggi che regolano la porzione di universo a lui più prossima; ammettendo però caratteristica propria della natura umana la limitazione della stessa nello spazio e nel tempo, risulta pressoché impossibile per l’uomo la formulazione di leggi definitive che descrivano il funzionamento e la causa di uno spazio ed un tempo infinito. 

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TEORIA BUCHI NERI HAWKING

Secondo Hawking sono molteplici le difficoltà incontrare nel raggiungimento di una teoria unificata universale. Hawking ritiene che una delle prime problematiche sia legata a una questione puramente semantica: l’astrofisico fa infatti notare come la scienza si avvalga dell’uso esclusivo del
linguaggio matematico, costituito da formule ed equazioni, ricco di contenuto tecnico e di  difficile comprensione per non-matematici.
Hawking esemplifica tale concetto mostrando i radicali cambiamenti avvenuti negli ambiti dell’indagine filosofica tra il Diciottesimo secolo e i due secoli successivi in quanto, se prima i filosofi erano in grado di considerare di propria competenza l’intero sapere umano, durante il Diciannovesimo e Ventesimo secolo i filosofi furono costretti a ridurre notevolmente il campo delle proprie ricerche, essendo diventata la scienza troppo tecnica e matematica.
L’astrofisico ritiene inoltre che un ulteriore sostanziale problema, strettamente collegato al primo, sia legato alla natura della scienza e del metodo scientifico, poiché “l’approccio consueto della scienza”, afferma, “consistente nel costruire un modello matematico, non può rispondere alla
domanda del perché dovrebbe esistere un universo reale descrivibile da quel modello”. 

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HAWKING BUCHI NERI

Interpretazione complessiva e approfondimenti. Nel complesso brano “Un senso per l’universo”, tratto dal best-seller “Dal big bang ai buchi neri
pubblicato da Stephen Hawking nel 1988, l’astrofisico inglese, titolare della cattedra lucasiana di Cambridge occupata in passato da Newton, offrendo una propria visione sulla teoria dell’origine dell’universo, giunge necessariamente a parlare di Dio e del ruolo che egli ha avuto nella creazione dell’universo. Così come emerge dal brano, l’astrofisico inglese ha elaborato una teoria cosmologica in cui tutto possa essere spiegato scientificamente, senza quindi che sia necessario attribuire alcun ruolo a Dio nella creazione dell’universo.