Il pensiero politico di Dante: riassunto

Appunto inviato da mintaka0
/5

Riassunto della vita e sul pensiero politico di Dante, la concezione politica nel De monarchia, e collegamenti con Platone, Petrarca e Machiavelli (4 pagine formato doc)

IL PENSIERO POLITICO DI DANTE: RIASSUNTO

La vitaDante Alighieri nacque a Firenze nel 1265 da una famiglia della piccola nobiltà cittadina di parte guelfa.

La sua esistenza intellettuale e giovanile si concentra intorno alla figura di una donna che egli chiama Beatrice. La morte di Beatrice nel 1290 segna per Dante un periodo di smarrimento che si conclude con lo stimolo ad ampliare i suoi orizzonti culturali e a stabilire un rapporto con la realtà della vita civile e politica. Nel 1293 Giano della Bella, con i suoi ordinamenti di giustizia, aveva escluso la nobiltà cittadina dalle cariche pubbliche; nel 1295 il provvedimento fu attenuato e fu consentito ai nobili di ricoprire cariche purchè fossero iscritti ad una corporazione.
Dante così entrò a far parte dell’arte dei Medici e degli Speziali e negli anni successivi ricoprì varie cariche finchè nel 1300 diventa uno dei Priori di Firenze. Era quello un periodo difficile per il comune fiorentino lacerato tra le fazioni dei Guelfi bianchi e neri e minacciato dalle manovre del papa Bonofacio VIII che mirava ad imporre il dominio della Chiesa.

Dante e la politica: tema

CONCEZIONE POLITICA DI DANTE NEL DE MONARCHIA

Dante aveva a cuore sia la pace interna che l’autonomia interna del comune e agì con ogni mezzo per ristabilire la concordia tra i cittadini. Pur essendo al di sopra delle parti si avvicinò ai bianchi che difendevano la libertà di Firenze mentre i neri difendevano Bonifacio VIII. Il legato pontificio Carlo di Valois, con il pretesto di portare la pace tra le due fazioni, favorì invece i neri che scatenarono le persecuzioni contro la parte sconfitta. Dante in quel momento non si trovava a Firenze poiché era stato mandato a Roma come ambasciatore e lì apprese di essere stato condannato all’esilio con l’accusa di baratteria, cioè di corruzione nell’esercizio delle cariche pubbliche. Non essendosi presentato per discolparsi due mesi dopo fu condannato al rogo. Ebbe inizio il suo pellegrinaggio per varie regioni italiane presso le corti di grandi signori e a Firenze rivolgeva sempre il pensiero. Lo spettacolo che gli si presentò fu quello delle città italiane dilaniate dalle lotte civili e da violenze e il quadro di una Chiesa mondanizzata e corrotta.

La politica nella Divina commedia

IL PENSIERO DI DANTE ALIGHIERI: RIASSUNTO

Egli credette d’individuare la causa di tutto ciò nell’assenza di un imperatore che facesse ritornare la Chiesa alla sua missione spirituale e fu convinto allora di essere investito da Dio della missione di condurre l’umanità sulla via del riscatto. Da questa vocazione profetica nacque il disegno della commedia. Nel 1310 il suo sogno di una restaurazione del potere imperiale parve doversi tradurre in realtà: il nuovo imperatore Enrico VII di Lussemburgo scese i Italia per essere incoronato da clemente ma le illusioni di Dante svanirono di fronte alla condotta del papa, ala resistenza delle città italiane e alla morte improvvisa dell’imperatore ed erano svanite anche le ultime speranze di tornare in patria; nel 1315 infatti Dante rifiutò sdegnato un’amnistia che aveva come prezzo il riconoscimento della propria colpevolezza e un’umiliazione pubblica. Negli ultimi anni visse a Ravenna circondato da una grandissima fama e vi morì il 14 settembre 1321.

Confronto canti politici della Divina commedia: il canto sesto

IL PENSIERO DI DANTE

Pensiero politico di Dante: la figura di Dante è estremamente complessa e non è assolutamente possibile scindere il poeta dal politico. La visione dantesca del mondo è tipicamente medioevale all’interno della quale però sono presenti due sfere distinte: quella del potere politico terreno e quella della religione.
Al centro del pensiero politico sta l’accusa di degenerazione morale e di corruzione politica rivolta alla Chiesa cattolica, per colpa soprattutto della Curia romana in particolare dei pontefici. La corruzione della Chiesa è peccaminosa perché stravolge la volontà divina in due modi: da un lato allontana l’umanità dalla salvezza esaltando il vizio e deprimendo il bene; dall’altro insidia la distinzione tra potere temporale, destinato all’impero, e potere spirituale, destinato alla Chiesa. Quest’ultima infatti usurpa anche il potere temporale con l’esito di provocare divisioni, guerre e corruzioni nella Cristianità.