Il motivo della beffa

Appunto inviato da peppe896
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Saggio breve sul tema della beffa nella letteratura, in particolare confronto tra Plauto e Boccaccio (2 pagine formato doc)

Il motivo della beffa, intesa come strumento di umiliazione per chi ne subisce le conseguenze, è stato sempre presente nella cultura umana, sin dall’Antichità, in particolare in ambito teatrale e letterario.
Ma, com’è logico attendersi, nel corso del tempo essa è andata diversificandosi, come finalità e contesti nei quali viene messo in atto. 


Uno dei primissimi esempi è costituito sicuramente dalle opere di Plauto, uno dei più prolifici e importanti autori dell’antichità latina, vissuto a cavallo tra il III ed il II secolo a.C.. Infatti, nelle 21 commedie ritenute autentiche che sono state tramandate fino ai giorni nostri, ricorre spesso il motivo dell’inganno e della beffa che i personaggi ordiscono gli uni ai danni degli altri, rendendo le opere di Plauto molto meno lineari dal punto di vista strutturale rispetto alle commedie greche, che costituiscono comunque un modello per la cultura letteraria latina. 
Ma per poter analizzare e comprendere fino in fondo questa tematica plautina è necessario avere ben presente il contesto sociale in cui opera il poeta latino: infatti, queste opere prendevano vita nel corso dei “saturnalia”, festività che diventavano occasione di rimescolamento sociale e capovolgimento dei ruoli. 


Ecco allora che in alcune commedie di Plauto assume un ruolo centrale il personaggio del servo, definito “callidus”, astuto, proprio perché in grado di organizzare una beffa, in genere ai danni del padrone o comunque di un nobile.
E’ proprio quest’ultimo il caso dell’”Aulularia”, in cui Strobilo, servo del giovane Licònide, ruba al vecchio avaro Eucliòne una pentola piena d’oro, ricavando così il denaro necessario con cui il proprio padrone può sposare l’amata Fedra, figlia proprio del vecchio Eucliòne.