Intellettuale e potere: saggio breve su Seneca e Tacito a confronto

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Il rapporto di Seneca e Tacito di fronte al potere imperiale: saggio breve sull'intellettuale e potere (2 pagine formato doc)

INTELLETTUALE E POTERE: SAGGIO BREVE SU SENECA E TACITO A CONFRONTO

Intellettuali e potere
Tacito e la libertà di opinione
A partire da Augusto una opinione "scomoda" poteva diventare un reato perseguibile dalla legge.
Daniele Marescotti
20 dicembre 2004
Publio Cornelio Tacito (57d.C.-120 d.C.) fu un grande storico dell'epoca imperiale romana.

Scrisse le sue opere sotto il principato di Traiano. Non si piegò mai al servilismo e, benché non fosse un aperto contestatore, si schierò sempre dalla parte della libertà di opinione e contro gli uomini di potere che cercavano di reprimere tale libertà.

Secondo Tacito la restrizione della libertà di opinione era da imputarsi ad una legge, introdotta da Augusto, che puniva la lesa maestà (Lex Maiestatis). Questa legge andava contro il dettato giuridico precedente che invece sanciva "facta arguebantur, dicta impune erant" e che voleva dire che solo le azioni erano passibili di castigo ma non le parole.

Rapporto tra Seneca e potere politico: tesina

TACITO E IL POTERE IMPERIALE

Dunque a partire da Augusto una opinione "scomoda" poteva diventare un reato perseguibile dalla legge. Lo storico romano mette in evidenza come anche il ritorno ad un passato repubblicano non avrebbe dato i frutti sperati a causa della corruzione dei senatori, anch'essi in buona parte servili e, in alcuni casi, privi scrupoli. A testimonianza di questo, Tacito ricorda il fallimento della congiura dei Pisoni operata nei confronti di Nerone (nella quale, tra l'altro, furono coinvolti Petronio e Seneca).
La capacità di Tacito di esprimere una condizione di assenza di libertà lo portò ad essere molto apprezzato nel Seicento, secolo in cui sorse il cosiddetto "tacitismo". Si trattava di un modo per analizzare in maniera critica il potere assolutistico in un'epoca in cui gli scritti del Machiavelli erano stati messi all'indice dalla Chiesa.
Accadde quindi che gli studiosi di politica presero l'abitudine di esaminare temi cari a Machiavelli senza mai citarlo ma inserendoli ugualmente in studi sulle opere di Tacito.

Il rapporto tra letterati e potere in epoca imperiale: tesina

INTELLETTUALE E POTERE: SAGGIO BREVE

Seneca: l'intellettuale e il potere
Con Seneca si svolge il rapporto tra intellettuale e potere dispotico con tutte le contraddizioni, insolubili e insanabili, del caso. Da una parte il narcisismo dell'intellettuale che ambisce a incidere sulla realtà politica e sociale, presentandosi come il 'consigliere del prìncipe', detentore della saggezza di una elaborazione millenaria della cultura. Dall'altra il potere politico che ha le leve per incidere fattivamente sulla realtà ma ha anche regole e leggi proprie. Il compromesso tra le due esigenze può essere deleterio per entrambi: per il potere quando scade nell'astrattismo e dello snaturamento dalla realtà, per la cultura quando viene usata dal potere per mantenere il consenso tra le masse e i ceti intermedi. L'esperimento di Seneca, se davvero Seneca fece questo esperimento e non voleva solo coprire sotto alibi 'culturali' e intellettuali o filosofici la propria organicità a Nero, fu un deciso insuccesso. Dopo aver portato al trono Nero, questi eliminò - coerentemente con il carattere dispotico di quel potere - tutti coloro che lo avevano portato al potere.
Nella situazione di insanabile instabilità politica e sociale dell'impero romano dell'epoca, Seneca espresse tutte le ambiguità i limiti e le velleità di un ceto intellettuale rimasto l'unico a far da diga al potere politico dispotico, dopo la sottomissione della classe senatorile. Con Seneca fallisce la possibilità del ceto intellettuale di svolgere una funzione organica al potere politico. Dopo di lui i 'consiglieri del prìncipe' saranno liberti e cortigiani, e gli intellettuali potranno solo resocontare quanto avviene (come nel caso di Tacitus).