La figura del bambino nella Grecia classica

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Tema di pedagogia (0 pagine formato doc)

Si possiedono molte notizie sulla vita degli adulti nell’età classica greca a differenza di ciò che riguarda la realtà dei bambini.
È possibile individuare dai documenti a noi giunti come il bambino fosse un soggetto solo abbozzato, socialmente e biologicamente indefinito; la mancanza di una percezione specifica dell’infanzia fa si che esso venga rappresentato a lungo come un piccolo adulto, non degno di dovute attenzioni.

L’adultismo portò a considerare il bambino solo come un uomo in potenza, quindi in prospettiva dell’uomo che sarebbe dovuto diventare e su ciò si basava l’intera educazione sin dai primi anni di vita.
Dopo l’educazione familiare, affidata esclusivamente alla figura materna, raggiunta l’età di sette anni il bambino entra a far parte della scuola primaria dove alla figura del pedagogo e del maestro, che avevano il compito di trasmettere ai bambini un’educazione prettamente generale, si affiancava la figura del grammatikos, il quale introduceva gli studenti nel mondo della grammatica e dello studio approfondito della lingua, basandosi sulla letteratura classica.
Al di là di quell’ideale enciclopedico che si voleva ottenere attraverso l’educazione secondaria, in età adolescenziale, si ha una formazione piuttosto umanistica e non tanto matematica.
Quest’emarginazione dell’educazione scientifica si mantiene ancora nell’educazione superiore, dove il ragazzo, ormai diciottenne, intraprende studi di specializzazione, presso la scuola di un maestro, scegliendo tra due principali discipline quali la filosofia e l’arte della retorica, accomunate dall’insegnamento morale.
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