Cavour: riassunto

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Riassunto dell'attività politica svolta da Camillo Benso conte di Cavour in Italia e in Europa (2 pagine formato doc)

CAVOUR: RIASSUNTO

Camillo Benso conte di Cavour.

Eccellente statista, fautore del centrismo e del connubio tra Destra e Sinistra e Primo Ministro del Regno d’Italia, fu uno dei principali protagonisti del Risorgimento italiano. Profondamente liberale, nonché grande ammiratore della società inglese e francese, ebbe modo di studiare sia Smith e Malthus che Guizot e Toqueville di cui avrebbe poi applicato i precetti in Italia, trasformando il Piemonte in quello “Stato Moderno” che solo tramite il “respiro europeo” da lui fornitogli, si sarebbe potuto presentare come centro di aggregazione delle istanze nazionali italiane. Apparve sulla scena politica piemontese alla vigilia del ’48 come fondatore di una testata liberale e moderata, il “Risorgimento”, nello stesso anno fu eletto deputato, Ministro dell’Agricoltura prima, delle Finanze poi, fu nominato infine, nel ‘52, Capo del Governo.

Camillo Benso conte di Cavour: pensiero politico e riforme

CAMILLO BENSO CONTE DI CAVOUR: PENSIERO POLITICO

Capì subito, che nessuno stato arretrato economicamente sarebbe potuto essere fautore delle sue sorti e si adoperò ben presto per istituire nuove riforme liberali che avrebbero permesso al Regno Sabaudo di intraprendere quella via di industrializzazione che i Grandi d’Europa stavano già percorrendo da più di mezzo secolo.

Grande merito dello statista italiano, fu quello di saper proporre una politica di riforme che contava sull’appoggio della classe dirigente piemontese, la borghesia. Privo di fiducia nell’aristocrazia, nella quale trovava le sue origini, vedeva nella classe sociale capitalistica lo stesso “universo aperto, che solleva i poveri ed ‘abbassa’ i ricchi” che percepiva anche Guizot, ma che doveva farsi carico degli interessi della comunità ponendosi come mediatrice sociale.

RIFORME CAVOUR

Non bisogna però confondere il riconoscimento della necessità di un imput di renovatio di cui l’Italia aveva assoluto bisogno, con l’adesione alle idee rivoluzionarie dell’Apostolo dell’Unità che non coincidevano in nulla con l’ideologia cavouriana iniziale. Infatti, il Primo Ministro italiano si decise solamente durante la seconda guerra d’indipendenza ad accettare, più che parteggiare, quell’unità d’Italia tanto agognata da un Mazzini che aveva già segnato la sua fine con l’ultimo moto, dove l’amico Pisacane si era ucciso, consapevole di aver fatto suonare la “requiem eternam” del patriota italiano. Cavour, pur non favorevole, si presentò molto più preparato ad accettare l’unità quando questa si mostrò possibile, di quanto ci si potesse immaginare e fu sempre grazie a questa capacità di ‘rielaborazione degli estremi’ che salì al governo nel 1852, dopo aver sottratto la maggioranza parlamentare al controllo di D’Azeglio e persino a quello di Vittorio Emanuele II, in seguito al “connubio” con Rattazzi.

CAVOUR PIEMONTE

Introdusse poi il principio laico fondamentale nella politica europea che si basava sul concetto di “libera chiesa e libero stato” e che, in seguito all’istituzione delle leggi Siccardi avrebbe fatto nascere un dibattito che ancora oggi, a causa delle profonde radici cristiane del nostro paese, viene portato avanti.
Ma fu allo scoppio della Guerra di Crimea che la sua abilità diplomatica colse l’occasione per inserire l’Italia in quell’Europa da cui per secoli era stata vista solamente dagli occhi di Dumas padre: “…Un paese di rovine bellissime, di carnevali e di briganti”, troppo legata al suo passato per agire e reagire nel presente. Offrì quindi l’alleanza del Piemonte a Francia, Inghilterra e Turchia inviando in Crimea un corpo d’armata per il quale non fu certo facile ottenere il permesso dal Parlamento di Torino la cui domanda suonava ovvia: “perché far morire dei soldati piemontesi a favore dell'Impero ottomano, in un paese dove il Piemonte non aveva alcun interesse da difendere?”.

CAMILLO BENSO PERCHE' CONTE

Meno scontata, ma sicuramente più intuitiva era la motivazione: partecipando alla guerra l’Italia sarebbe stata ammessa al tavolo delle trattative dove l’ingegno diplomatico del ‘Conte’ gli avrebbe permesso di esporre le reali condizioni del nostro paese, soffocato dal dispotismo austriaco.