Il terrorismo basco in Spagna: tesi di laurea

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tesi di laurea sul terrorismo in Spagna (241 pagine formato doc)

Il terrorismo basco in Spagna: tesi di laurea - INDICE INTRODUZIONE L'ETA può essere paragonata ad un personaggio di Dostoevskij; cambia costantemente il modello al quale fa riferimento, mostrando, così, un grave problema di personalità.
(Onaindia,2000) Questa ricerca nasce dal desiderio di approfondire la tematica del terrorismo basco, un problema che da quarant'anni affligge la Spagna. Nella lingua basca ETA significa Euskadi Ta Askatasuna cioè Patria basca e Libertà.

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Quando nel 1959 venne fondata, l'ETA costituiva la risultante dell'interazione fra due fattori intimamente connessi, da una parte la lunga tradizione del nazionalismo basco, costruito sulla base della considerazione dell'Euskadi come un Paese occupato, dall'altra parte il franchismo che rendeva effettiva e reale questa occupazione. Inizialmente, nel clima del dopoguerra, l'organizzazione basca, che lottava in nome della libertà contro il giogo di un regime oppressore, veniva vista con un occhio benevolo sia nell'ambito della società spagnola, sia fuori dai confini, in un Europa che cercava di riprendersi dai postumi delle dolorose esperienze dittatoriali.
Le sue azioni erano mirate a colpire i simboli dell'oppressione e della repressione. Gli spagnoli evocano ancora senza risentimento il giorno in cui l'ETA uccise Carrero Blanco, colui che sarebbe dovuto succedere a Franco;

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raccontano che, nonostante l'efferatezza del crimine, nelle strade le persone festeggiavano ciò che faceva sperare in un affrancamento dalle catene della dittatura. Ma le aspettative si infransero nel constatare la realtà che si profilava all'orizzonte: una nuova e ancor più temibile dittatura, quella del terrore. Mentre la Spagna intraprendeva il cammino della democratizzazione, cercando di disegnare la sua identità nel nuovo scenario europeo, l'ETA continuava la sua attività, adducendo nuove e sempre più farneticanti spiegazioni alla sua attività, nella vana speranza di giustificare un'esistenza che ormai la parola Askatasuna non garantiva più. Con gli anni sono cambiate le strategie, è mutata l'organizzazione, si sono ampliati gli obiettivi, sono state offerte varie giustificazioni ideologiche, ma una cosa è rimasta immutata:

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il linguaggio della violenza. Non è possibile, a mio avviso, effettuare una discriminazione fra violenza giusta o violenza ingiusta, perché l'evoluzione della democrazia ci ha offerto gli strumenti per poter «combattere le nostre battaglie» senza il ricorso alla violenza; ma quando si parla di violenza ingiustificata nel descrivere la violenza dell'ETA si allude al fatto che essa tenta di autolegittimarsi. La sua linea di condotta appare talvolta incomprensibile persino ad altre organizzazioni che praticano la lotta armata.

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