Storia della lingua italiana

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Tesi di Laurea di storia della lingua italiana: Luigi Capuana e la lingua del teatro di fine ottocento (163 pagine formato doc)

Le opere teatrali di Luigi Capuana (1839-1915), scritte originariamente in italiano, ebbero grande successo solo in dialetto.
La ragione di questo fatto è nella mancanza di una lingua nazionale per il teatro di fine Ottocento? Il dialogo teatrale di questa epoca era all’unisono col pubblico, cioè riusciva a suscitare immagini viventi per gli attori e per gli spettatori? Per rispondere a queste domande abbiamo scelto come punto di vista le idee dello stesso scrittore siciliano, un autore che fin dagli inizi della sua carriera mostra una sensibilità spiccata per i problemi linguistici e, più in generale, per le discussioni sulla norma che vanno sotto il nome tradizionale di “questione della lingua”. A Firenze, negli anni decisivi della sua formazione (1864-68), Capuana è cronista teatrale per «La Nazione»: nei suoi articoli, sottolinea in un copione una parte troppo letteraria, oppure suggerisce all’autore di snellire i dialoghi, e manifesta un’attenzione ai problemi della lingua che si manterrà costante nel corso degli anni. Il primo capitolo di questa ricerca è una panoramica sul problema della lingua del critico e scrittore siciliano: una rassegna delle opinioni sulla lingua degli scrittori contemporanei, la lingua dei Profili di donne, la revisione linguistica di Giacinta, la prosa del Marchese di Roccaverdina, un quadro d’insieme sulla lingua di Capuana.
Il secondo capitolo ricostruisce il dibattito, a volte acceso, sui programmi e sulla lingua del teatro nazionale: in questa cornice trovano posto le idee e le osservazioni di Capuana sulla lingua del teatro contemporaneo. Uno sguardo alla questione del teatro dialettale, completa il quadro storico. Col terzo capitolo si passa dalle idee generali sulla lingua teatrale all’esame linguistico dei dialoghi di alcune opere più famose dell’epoca; alcune appartenenti al teatro borghese (La morte civile di Giacometti, I mariti di Torelli, e Tristi amori di Giacosa), e altre più specificamente collocabili nell’esperienza del teatro verista (ad esempio Cavalleria rusticana e In portineria di Verga). Il quarto capitolo svolge un sondaggio sul dialogato di Giacinta: saranno messi a confronto i dialoghi della prima e della terza edizione, e il passaggio dal romanzo alla forma teatrale. Osservando il parlato dei personaggi vogliamo verificare, al di là delle intenzioni dell’autore, se i suoi dialoghi sono scritti in una lingua viva ed efficace ai fini della messa in scena. Nel quinto capitolo si delinea un giudizio d’insieme sui tratti linguistici della conversazione fra i personaggi: dalle analisi sui testi ci si accorgerà che non sempre il programma dell’autore coincide coi risultati della messa in forma linguistica del testo teatrale. Infine, in appendice, a corredo della ricerca sarà fornita la trascrizione delle scene della versione teatrale e dei passi corrispondenti del romanzo. I. Lingua e problema della lingua in Luigi Capuana 1. Il problema della lingua nell’attività critica d