Tesina sul concetto di perdita della presenza di De Martino

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Il concetto di "perdita della presenza" nei libri del famoso antropologo De Martino con particolare enfasi al libro "La terra del rimorso" sul tarantismo nel sud Italia (7 pagine formato doc)

PERDITA DELLA PRESENZA

Il concetto di perdita della presenza nel libro "La Terra del rimorso" di Ernesto De Martino.


Corso : Conflitti e Sincretismi Religiosi
Anno Accademico 2011-2012
1. Il concetto di perdita di presenza. De Martino, nel suo libro Morte e pianto rituale definisce il concetto di presenza come la “volontà di esserci in una storia umana, come potenza di trascendimento e di oggettivazione ” e precisa  il significato di “esserci nella storia” come il “dare orizzonte formale al patire, oggettivarlo in una forma particolare di coerenza culturale, sceglierlo in una distinta potenza dell'operare, trascenderlo in un valore particolare cio' definisce insieme la presenza come ethos fondamentale dell'uomo e la perdita della presenza come rischio radicale a cui l'uomo – e soltanto l'uomo – é esposto”.

Antropologia culturale: riassunto

ERNESTO DE MARTINO: CRISI DELLA PRESENZA

Nel perdere la presenza si vive un letterale “crollo esistenziale” : “il “presente” perde la sua autenticità esistenziale e la sua attualità storica, e tende a configurarsi a vario titolo come simbolo cifrato del passato non oltrepassato, operante dal di fuori, irriconoscibile e indominabile” e la propria concezione del mondo cambia drasticamente, avvertendo lo stesso come strano, indifferente, artificiale dettati da un “vuoto dei valori, l'impotenza del trascendimento e della oggettivazione, la inattualità dell'esserci”.
Nel libro La Terra del Rimorso De Martino ed un'equipe di esperti analizzano da vicino la perdita della presenza nel Tarantismo.

Infatti, il Tarantismo pugliese mostra notevoli particolarità di riti e tradizioni ma, soprattutto, una serie di casi sparsi di perdita di presenza ipoteticamente causati dal morso di un ragno: i tarantanti non "si sentono più se stessi", sembrano sonnambuli  o posseduti nei propri gesti e  discorsi ed alcuni riescono perfino a dialogare col Santo protettore, San Paolo , o con il ragno che li ha morsi . Inoltre, tali perdite di presenza, non erano circoscritte nel tempo ma, anzi, si ripetevano con frequenza costante (di solito una volta all'anno) per ogni anno seguente il "primo morso"e, in alcuni casi, per tutta la vita.

DE MARTINO: PRESENZA E CRISI DELLA PRESENZA

De Martino e la sua equipe cercarono inizialmente di spiegare il tarantismo come fenomeno patologico, ma tale ipotesi fù presto scartata sia da un'analisi entnomologica e tossicologica dei ragni presenti sul territorio salentino sia dall'impossibilità scientifica di una "delimitazione sacra" concessa da un Santo ad un territorio dagli effetti di una malattia. Una volta scartata l'ipotesi del tarantismo come malattia, De Martino e l'equipe poterono studiare il tarantismo come fenomeno di "nevrosi irrisolvente" culturalemente condizionata, come "l'orizzonte di un'angoscia che é sintomo cifrato di scelte incompiute e di conflitti operanti nell'inconscio".