Il concetto di tempo in Einstein e in Kant: riassunto

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Il concetto di tempo in Einstein e in Kant a confronto (3 pagine formato doc)

CONCETTO DI TEMPO IN EINSTEIN E IN KANT

Le differenze tra Kant ed Einstein, riguardo il loro concetto di «tempo», si devono soprattutto ai diversi contesti storici ed epistemologici in cui questi due pensatori si muovono: il primo, nonostante si sforzi di sostenere che il tempo come lo spazio siano forme della sensibilità, si muove ancora nel contesto della fisica meccanicistica (perlomeno il significato di «spazio e tempo» appartengono ancora alla fisica newtoniana), il secondo, invece, già è ben cosciente che la fisica classica non può essere estesa a tutti gli eventi fisici poiché alcuni di questi risultano incomprensibili (si pensi alla fisica quantistica) se tradotti nel linguaggio della fisica classica.

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CONCETTO DI TEMPO FISICA

Ma cos'è esattamente per Kant il «tempo»? Nella Critica della ragion pura (1781), Kant lo definisce nel seguente modo: «Il tempo non è affatto un concetto empirico, che sia stato tratto da qualche esperienza.

In effetti, la simultaneità o la successione non si presenterebbero neppure alla percezione, se come fondamento non si trovasse a priori la rappresentazione del tempo.
Soltanto sotto questo presupposto, ci si può rappresentare, che un qualcosa sussista in un solo e medesimo tempo (simultaneamente) oppure in temi diversi (successivamente). Il tempo è una rappresentazione necessaria che sta a fondamento di tutte le intuizioni. [...] Il tempo è dunque dato a priori. Soltanto in esso è possibile una qualsiasi realtà delle apparenze. [...] Il tempo non è affatto un concetto discorsivo, o, come si dice, generale, bensì una forma pura dell'intuizione sensibile. [...] Il tempo non è qualcosa, che sussista per se stesso, o inerisca alle cose come determinazione oggettiva, e quindi rimanga, quando si estrae da tutte le condizioni soggettive dell'intuizione di tali cose. [...] Il tempo è null'altro se non la forma del senso interno dell'intuizione di noi stessi e del nostro stato interno. [...] Il tempo determina il rapporto alle rappresentazioni del nostro stato interno. [...] Il tempo è quindi unicamente una condizione soggettiva della nostra (umana) intuizione (la quale è sempre sensibile, in quanto cioè noi siamo modificati da oggetti), e in sé, fuori del soggetto è nulla» [trad. it., pp. 86-90, 1995].

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IL TEMPO PER KANT

Per Kant quindi il tempo è la «condizione necessaria e a priori» delle rappresentazioni interiori. È «necessaria» in quanto è presupposto all'organizzazione interiori, è «a priori» perché l'organizzazione delle rappresentazioni non può provenire dalle rappresentazioni stesse, cioè dall'esperienza sensibile, ma da qualcosa che ne è indipendente e che l'anticipa. Ma sicuramente ciò che più ci interessa è il fatto che Kant definisca il «tempo» come un «senso interiore» mediante il quale organizziamo il «nostro stato interno».
È importante questo punto poiché Einstein non nega questa qualità del tempo. Nel saggio Fisica e realtà (1936), Einstein scrive: «Un'importante proprietà delle nostre esperienze sensoriali e, più in generale, di tutta la nostra esperienza, è il loro ordinamento temporale.

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IL TEMPO EINSTEIN

Questo tipo di ordine conduce alla concezione mentale di un tempo soggettivo, schema ordinativo della nostra esperienza. Il tempo soggetto conduce poi, attraverso il concetto di oggetto materiale e di spazio, al concetto di tempo oggettivo» [il saggio si trova in A.Einstein, Pensieri, idee, opinioni., pp. 56-86, Roma, 1996]. Per Einstein esiste dunque un senso interiore che organizza le «esperienze sensoriali» e che è il presupposto del «tempo soggettivo». Ciò che egli critica energicamente è invece il fatto che il «tempo» e lo «spazio», come sono intesi dalla fisica classica, possano essere estesi a tutta la fisica e, soprattutto, possano rappresentare qualcosa di «definitivo» in tutta la conoscenza fisica.