La giustizia nel mondo greco: tesina

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Definizione e significato del concetto di giustizia nel mondo greco: Esiodo, Teognide, Eschilo, Socrate, Platone e Hobbes (9 pagine formato doc)

LA GIUSTIZIA NEL MONDO GRECO: TESINA

La giustizia nel mondo greco.

1. La poesia greca delle origini. Alle origini della poesia greca, nel campo della giustizia - essenzialmente intesa come azione divina - era presente un intreccio tra Δικη, la Giustizia, e Αναγκη, la Necessità. La Δικη consisteva in una giustizia superiore che regolava la vita umana: chi non rispettava questa giustizia, doveva necessariamente, cioè secondo Αναγκη, pagarne il fio. La pena che Necessità infliggeva a causa della υβρις, ovvero della tracotanza, poteva anche colpire gli eredi del reo o, nel caso di un re, tutta la sua popolazione: è questo il concetto, sostenuto già da Esiodo, di ereditarietà della pena.
L’unione di Δικη e Αναγκη consente una convivenza civile, basata su leggi di derivazione divina che, in quanto tali, non possono essere messe in discussione, pena una punizione da parte degli dei.

Giustizia: definizione filosofica


GIUSTIZIA: DEFINIZIONE

Esiodo, “Opere e giorni”.

Esiodo, poeta epico del VII secolo a.C., sostenne che gli dei garantiscono la giustizia sul mondo servendosi di due tipi di “controllori”: i demoni, esseri immortali “vestiti d’aere”; Δικη, figlia di Zeus, che riferisce al padre le iniquità degli uomini, in particolare dei governanti, sicché il popolo sconti la pena della loro υβρις, in base al principio di ereditarietà della pena. Questa concezione è riconducibile all’intento esiodeo di propagandare il ritorno agli antichi e semplici valori, quindi di sconsigliare ai re e ai giudici “mangiatori di doni” (δωροφαγοι) di commettere ingiustizie che potessero riversarsi sul loro popolo.
Sostenne altresì che la giustizia è un tratto distintivo degli uomini, che si differenziano così dalle bestie, fra le quali vige semplicemente il diritto del più forte.
Vicino e in mezzo agli uomini, gli Immortali osservano quanti con inique sentenze si tormentano l'un l'altro non curando il timore degli dei. Trentamila, infatti, sulla terra nutrice di molti, sono gli Immortali inviati da Zeus, custodi agli umani mortali, i quali ne osservano appunto le cause e le opere nefande; essi, vestiti d'aere, si aggirano su tutta la terra. V'è anche la gloriosa vergine Dike, generata da Zeus e venerata dagli dei che abitano l'Olimpo; quando qualcuno la offende tortuosamente insultandola, essa subito s'asside supplice presso il Padre, il Cronide Zeus, e denuncia l'animo degli uomini ingiusti affinché il popolo paghi la follia dei giudici che meditano inganni e con tortuose parole sviano altrove i loro giudizi. Tenendo presente ciò, operate rettamente, o giudici, divoratori di doni, e dimenticatevi per sempre delle vostre inique sentenze. A se stesso prepara mali l'uomo che ad altri prepara mali; il cattivo consiglio è pernicioso allo stesso consigliere.
L'occhio di Zeus che tutto scorge e tutto comprende vede dall'alto anche queste cose, se vuole, né a lui sfugge quale sia la giustizia che si amministra nella nostra città. [...]
Agli uomini, infatti, il Cronide dettò questa legge: è proprio dei pesci, delle fiere, dei volanti uccelli divorarsi l'un l'altro, perché non esiste giustizia fra loro; ma agli uomini diede la giustizia, che è cosa di gran lunga migliore. Se uno, conoscendo la verità, la proclama, a lui Zeus dall'ampia pupilla darà la felicità; chi invece coscientemente giurerà il falso e renderà falsa testimonianza, ingannando la giustizia commetterà irreparabile crimine e lascia dopo di sé la progenie sempre più oscura, mentre fiorirà la discendenza dell'uomo che ha giurato il vero.
(Esiodo, “Opere e giorni”, vv. 248-269,276-285)

Esiodo nella Teogonia: analisi e significato


GIUSTIZIA: DEFINIZIONE FILOSOFICA

Teognide, “Elegie”. Teognide, poeta elegiaco del VI secolo a.C., invocò la giustizia divina di Zeus per punire i malvagi senza che la loro colpa ricadesse sul popolo o sui figli. Contrappose a questa speranza la triste realtà contemporanea, segnata da un andamento della giustizia opposto: «Ora, invece / chi male fa, la scampa, sconta la pena una altro» (Elegie, I, vv. 741-742). Questa invocazione è intrisa dello stato d’animo del poeta, afflitto per le lotte interne alla sua città, probabilmente Megara Nisea, dove si schierò contro i democratici che, invece, uscirono vincitori dalla lotta.