Teorie del bilancio dello Stato, consolidato e funzionale

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Breve tesina sulle teorie del bilancio dello Stato, consolidato, funzionale, neutrale e ciclico (2 pagine formato doc)

TEORIE DEL BILANCIO DELLO STATO, CONSOLIDATO E FUNZIONALE

Nell’epoca fascista la politica fiscale si proponeva il pareggio del bilancio, che non fu spesso raggiunto per la preoccupazione di non alterare i rapporti consolidati tra gruppi sociali.
L’equilibrio, la funzione e i limiti del bilancio sono temi di fondamentale importanza nello studio dell’economia pubblica.
Nel corso degli anni sono state formulate in proposito diverse teorie, le quali corrispondono a diverse concezioni del ruolo dell’attività finanziaria nei confronti del sistema economico.
La teoria del bilancio neutrale, si lega alla concezione classica della finanza pubblica come sistema a sé stante, senza interferenze con il mercato.
Il bilancio diventa quindi un documento di sola esposizione contabile delle operazioni compiute.
Il bilancio secondo questa teoria deve chiudersi ogni anno in pareggio.

Bilancio dello Stato: riassunto


TEORIE DEL BILANCIO DELLO STATO

La teoria del bilancio ciclico, considera il bilancio come strumento di una politica di stabilizzazione.


Il bilancio deve mirare al pareggio non nei singoli anni, bensì in un intero ciclo economico, che comprende momenti di espansione e di recessione.
La teoria del doppio bilancio, distingue il bilancio corrente da quello in conto capitale.
Il primo dovrebbe essere annualmente in pareggio, in quanto spese ed entrate correnti esauriscono il loro effetto durante l’esercizio. Il bilancio in conto capitale invece, non ha l’esigenza di essere chiuso in pareggio in quanto il disavanzo pubblico è giustificato da spese di investimento pluriennale.

Il bilancio d'esercizio: riassunto di economia aziendale


TEORIA DEL BILANCIO FUNZIONALE

La teoria del bilancio funzionale abbandona il concetto di pareggio, in quanto il bilancio è concepito esclusivamente in funzione dei suoi effetti sull’economia nazionale. Quindi si contrae la spesa pubblica nei periodi di espansione, e la si espande nei momenti di recessione.
Tuttavia ora la teoria che riscuote maggior fiducia è quella di Haavelmo, un economista di scuola keynesiana, il quale sostiene che si può intervenire sul sistema economico mantenendo il bilancio in pareggio, e modificando soltanto la composizione qualitativa delle entrate e delle spese.
I Governi italiani non sono mai stati pratici a raggiungere il pareggio del bilancio statale, si pensi che attualmente il debito pubblico ammonta a circa il 112% del Pil, una cifra esorbitante che comunque in virtù della nostra entrata in Europa si sta assottigliano anno per anno.
Tale disavanzo è stato causato da due motivi fondamentali.
Innanzitutto l’accentramento fiscale che prima contraddistingueva l’Italia. Le Regioni non curanti di pareggiare il proprio bilancio, espandevano esageratamente la spesa . Si aggravano allora gli oneri per lo Stato e il debito che esso contraeva.
Si è passati così con la riforma Bassanini al federalismo fiscale, che si basa sul principio che il Governo statale debba provvedere soltanto a quei servizi pubblici indivisibili che arrecano beneficio alla collettività tutta, lasciando autonomia agli enti territoriali minori.