Tesina sui fulmini

Appunto inviato da seven003
/5

Tesina sui fulmini: caratteristiche e scoperte scientifiche. Percorso per il liceo scientifico che collega fisica (le cariche), chimica (dissociazione elettrolitica), accenni al latino (Seneca) e italiano (Pascoli) (13 pagine formato pdf)

TESINA SUI FULMINI

I fulmini.

L’uomo non è altro che un piccolo granello di sabbia di fronte alla maestosità della natura. Fin dalle origini della Terra questa sovrana imprevedibile crea e distrugge con la sua forza immensa, plasmando il mondo a suo piacimento. Consapevole della sua impotenza, l’uomo si limita a studiare i fenomeni naturali e catastrofici per comprenderli, prevederli e non essere preso di sprovvista. I fulmini sono tra i fenomeni naturali che più testimoniano la potenza e l’imprevedibilità della natura. Da sempre impressionano l’uomo per l’enorme quantità di energia rilasciata in un tempo e spazio molto ristretti, e forse è proprio per questo motivo che vennero associati dai popoli antichi a una manifestazione di potenza divina.
E cielo e terra si mostrò qual era:
la terra ansante, livida, in sussulto; il cielo ingombro, tragico, disfatto: bianca bianca nel tacito tumulto una casa apparì sparì d’un tratto; come un occhio, che, largo, esterrefatto, s’aprì si chiuse, nella notte nera.
Il lampoGiovanni Pascoli

L'impatto dell'uomo sulla natura: tema

 

L’INTERPRETAZIONE DEI FULMINI

I greci erano convinti che i fulmini fossero le frecce scagliate da Zeus (Giove per i romani) contro i mortali che disobbedivano al volere divino. Questo spiegherebbe l’origine del termine saetta, sinonimo di fulmine, che deriva dal latino sagitta, cioè freccia.
Per gli Etruschi, influenzati dalla civiltà greca, i fulgatores rappresentano in base alla lunghezza, all'intensità e alla direzione, il responso degli dei ad una domanda a proposito di avvenimenti futuri.
Nella mitologia nordica i fulmini erano le scintille prodotte dal martello di Thor, principale divinità scandinava, quando questo veniva scagliato contro i nemici Jötunn, giganti con i quali era perennemente in lotta. I popoli nordici, dunque, non davano ai fulmini un’interpretazione di merito come i greci, ma tale evento atmosferico veniva interpretato come una vera e propria “scintilla” nel cielo avvicinandosi di più a quella che è la reale natura del fulmine.

L'uomo di fronte alle catastrofi naturali: saggio breve

 

IL FULMINE

Le interpretazioni mitologiche non furono sufficienti ai “filosofi naturali”, i precursori dei moderni scienziati, per i quali i fulmini dovevano avere anche una causa materiale e un meccanismo generatore. Tali filosofi tentarono di darne una spiegazione meno fantasiosa di quella apportata dalla mitologia, pur con molte pecche dovute alla mancanza di conoscenze scientifiche: Empedocle (490-430 a.C) sosteneva che il fulmine non era altro che un raggio di sole che riusciva a liberarsi dopo essere stato catturato dalle nubi più dense. Anassagora (500-426 a.C.), al contrario, affermava che il fulmine era una parte dell’etere attirato verso il basso e fatto cadere nel mondo materiale. Aristotele (384-322 a.C.), contestando entrambi, lo attribuiva a un’esalazione secca che si liberava dalle nubi a seguito della condensazione dell’aria in acqua, e urtando contro le nubi circostanti dava origine al tuono. Lucrezio (98-55 a.C.), nel “De rerum natura”, attenendosi alla teoria atomistica di Democrito, sosteneva che il fulmine fosse dovuto all’urto tra le nubi e particelle in movimento tanto piccole e leggere da riuscire a passare anche attraverso gli oggetti materiali. In questo modo Lucrezio cercò di spiegare in maniera scientifica gli incendi appiccati nelle case romane durante i temporali.