Tesina su Einstein e relatività

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Tesina di fisica per la maturità su Einstein e sulla teoria della relatività (12 pagine formato doc)

TESINA SU EINSTEIN E RELATIVITA'

Albert Einstein.


La biografia e il personaggio:
•    La vita;
•    Il metodo di indagine;
•    Il criterio della semplicità;
•    Il realismo critico;
•    Il pacifismo.
Dalla crisi della meccanica classica alla teoria della relatività:
•    Il campo magnetico di Maxwell: l’etere e la propagazione delle onde elettromagnetiche;
•    La velocità della luce: gli esperimenti di Michelson-Morley e le trasformazioni di Lorentz;
•    La simultaneità e il continuum spazio-temporale;
•    L’equivalenza tra massa ed energia.

Tesina su Einstein e la teoria della relatività

TESINA SULLA RELATIVITA' LICEO SCIENTIFICO

Albert Einstein, introduzione.
I risultati degli studi intrapresi da Albert Einstein possono essere considerati il culmine massimo e il termine di un lungo percorso, che la fisica intraprese verso la fine del XIX secolo, quando si trovò innanzi a gravi difficoltà che decretarono lo scardinamento delle certezze su cui la tale scienza si era sempre basata.

Le scoperte di Maxwell riguardanti i campi, da cui sorse il concetto di etere, e gli studi sulla natura delle onde elettromagnetiche dimostrarono l’insufficienza del modello newtoniano, soprattutto per quanto concerne i postulati di Tempo e di Spazio, sui quali intervenne appunto Albert Einstein, rivoluzionando tali concetti alla radice.

Teoria della relatività di Einstein spiegata in modo semplice

TESINA SULLA RELATIVITA' DEL TEMPO

Biografia del personaggio.
La vita. Albert Einstein nacque a Ulm (Württemberg) il 14 marzo 1879. Fece i primi studi a Monaco di Baviera nel ginnasio di Liutpold ed ebbe la prima educazione matematica da uno zio ingegnere.
Nel 1894, in seguito a un rovescio di fortuna, la famiglia Einstein lasciò la Germania e si trasferì in Italia dove il padre lavorò come elettrotecnico a Milano, a Pavia, a Isola della Scala e in altre località del Veneto.
Il giovane Albert peregrinò fino a Genova donde emigrò in Svizzera e, fra non lievi difficoltà economiche, si iscrisse alla scuola cantonale di Aarau, dove vi guadagnò il certificato di ammissione alla celebre scuola politecnica di Zurigo.
Qui nel 1910 conseguì la laurea e l'abilitazione all'insegnamento della matematica e fisica.
Nel 1911 ottenne la cittadinanza svizzera e si occupò come perito tecnico dell'Ufficio Federale dei Brevetti di Berna.
Gli anni dal 1902 al 1909 rappresentano il periodo della sua più intensa produzione scientifica.
La scoperta dei fondamenti della teoria speciale della relatività (relatività in senso stretto o dei moti multiformi e rettilinei) gli valse nel 1912 la nomina a professore ordinario di matematiche superiori nel Politecnico di Zurigo.
Nel novembre 1913 ebbe una cattedra di fisica nell'accademia prussiana delle scienze di Berlino e nella primavera del 1914, succedendo a Enrico Van't Hoff, fu chiamato a dirigere il Kaiser-Weilhelm-Institut per la fisica.
Nel 1933 le persecuzioni politiche e razziali del nazismo indussero Einstein a lasciare l'Europa.
Emigrò negli Stati Uniti d'America ed entrò a far parte dell'Institute for Advanced Studes di Princeton, dove morì nel 1955.

Teoria della relatività generale e ristretta di Einstein: riassunto

TESINA SUL RELATIVISMO

Il metodo di indagine.
Albert Einstein era perfettamente padrone di tutti gli strumenti tecnici della matematica, aveva però, la capacità di enucleare i concetti di fondo dei problemi della natura, liberandoli dal loro usuale rivestimento matematico, importantissimo per la ricerca, ma che talvolta viene confuso ,a torto, con l'essenza stessa della teoria.
A questo proposito il fisico tedesco Ehrenfest , amico e collaboratore di Einstein, disse: “Il suo valore è legato alla sua straordinaria capacità di afferrare l'essenza di una nozione teorica, di spogliare una teoria del suo rivestimento matematico fino a farne emergere con tutta chiarezza l'idea di fondo.”
In sostanza Einstein aveva la capacità di andare dritto al cuore del problema, sosteneva infatti che chi usa cento formule quando ne bastano due o tre, lo fa perchè non riesce a descrivere il nucleo fondamentale del problema.