Il diritto all'oblio: cos'è

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Approfondimento sul diritto all'oblio in relazione a privacy e riservatezza, con particolare attenzione al web (11 pagine formato doc)

DIRITTO ALL'OBLIO COS'E'

Università degli studi di Padova.

Corso di Informatica giuridica. Il diritto all'oblio (e il diritto alla memoria). Approfondimento di Marco Buranel. “La vita che scompare una volta per sempre, che non ritorna, è simile a un'ombra, è priva di peso, è morta già in precedenza, e che, sia stata terribile, bella o splendida, quel terrore, quello splendore, quella bellezza, non significano nulla. ”
Le parole del noto scrittore Boemo tentano, senza rimpianti e quasi con cinismo, di cancellare il vissuto qualunque sorte abbia riservato, con l'amara o consolante constatazione che comunque esso non ritornerà e troverà la sua  leggerezza solo facendosi circondare dal buio.
Si può dire che, similmente, l'Autorità per la protezione dei dati personali nel provvedimento del 10 novembre 2004 adotti proprio il tema dell'oblio, eleggendolo a diritto, per la risoluzione della fattispecie sottoposta alla sua attenzione.
Non si tratta di una novità per il Garante, che in effetti aveva già sfiorato la tematica con una precedente deliberazione, datata 31 luglio 2002, con cui affrontava il trattamento dei dati personali da parte delle “centrali rischi” di istituti bancari e finanziari privati, nella quale però non si soffermava in maniera così ampia sul diritto all'oblio, sebbene ne tracciasse una venuta in essere a 12 mesi dall'iscrizione del dato.

Tema sulla rete internet

DIRITTO ALL'OBLIO, GIURISPRUDENZA

Nella fresca relazione  tenuta dal Presidente dell'Autorità, Francesco Pizzetti, si prende in considerazione proprio il tema del diritto all'oblio e della grande memoria di internet: “il fatto e' che la rete non cancella la sua memoria e qualunque fatto del passato viene riproposto nel presente. Il che, collegato con i motori di ricerca e con la loro caratteristica di decontestualizzare le notizie catturate in rete, provoca problemi inediti, potenzialmente lesivi della vita delle persone”, al punto che “l'umanità si trova a fare i conti con una nudità totale, che solo Adamo ed Eva nel giardino terrestre erano in grado di sopportare”. Per Pizzetti ''assicurare a ciascuno il controllo totale sulla propria vita e, dunque, anche sui propri dati personali appare sempre più come l'ultimo sogno dell'uomo contemporaneo''. Sono parole che sintetizzano la difficoltà pratica dell'effettività della tutela nella concretezza del quotidiano per la stessa persona che deve (o dovrebbe) assicurarne la realizzazione. Dunque, malgrado l'interesse crescente dimostrato nel campo giuridico da parte di dottrina e giurisprudenza per l'argomento, è inutile tentare a breve di rintracciare una soluzione   definitiva idonea a risolvere una controversia che, ponendo sui piatti della bilancia due pesanti carichi come il diritto all'informazione ed all'oblio, si protrarrà per tempo, senza la benché minima possibilità di essere trascurata. La problematica, di estrema attualità, diviene particolarmente delicata quando, come nel caso discusso, ad essere intaccate siano le informazioni e i dati strettamente sensibili della vita pubblica e privata, con l'amplificazione data dallo strumento del world wide web, per fatti non necessariamente legati a condanne od eventi giudiziari. Il Garante azzarda addirittura che “quasi tutto ciò che ci riguarda si trasforma in dati che le moderne tecnologie consentono di schedare, archiviare, incrociare ed utilizzare per gli scopi più diversi e da parte di una pluralità sterminata di soggetti.”

DIRITTO ALL'OBLIO, PRIVACY

E' recentissima  ed emblematica a riguardo la richiesta rivolta a Google con la quale Paul McCartney ha ottenuto la rimozione delle foto della sua villa a St John's Wood dal servizio di “Street View” (con il quale gli inglesi possono osservare ogni casa si trovi sul suolo di sua Maestà al di là della Manica). Le immagini della magione del baronetto dei Beatles sono comunque tuttora facilmente rintracciabili tanto quanto e forse più di prima, proprio grazie all'attenzione mediatica che la notizia ha destato. La vicenda, pur riguardando più strettamente la privacy che l'oblio, è sotto questo profilo paradossale, sebbene non si deve credere che l'uso e l'abuso di informazioni facciano desiderare il cosiddetto oblio solo fra le pagine di internet.